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Golfonetwork - IL PORTALE DEL GOLFO DI POLICASTRO (Salerno)

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»Messaggio pubblicato mercoledì 16 novembre 2005 alle 19:09
Nome:
Webmaster
Città:
Golfo di Policastro  
Nazione:
Italia  
Sito web: http://www.golfonetwork.it Indirizzo Ip: xxxxxx
questo sito è di proprietà di "Webby", se lui fino ad oggi non ci ha limitati o altro vuol dire che gli va bene che sul forum si discuta di tutto......

La proprietà di Golfonetwork non è di Webby, è della Arcobaleno Uno Broadcasting come si può vedere anche a fondo pagina di www.golfonetwork.it . Non chiamatemi Webby, al limite "mastro del web..." come dice qualcuno di mia conoscenza...

...ora è da un pò di tempo che ciò che leggo in questo sito sono solo delle frasi senza senso, e delle idiozie demenziali...

Su questo ci sarebbe da discutere: è una cosa naturale che avviene in tutte le comunità virtuali: ci sono periodi in cui si discute di qualcosa di interessante, periodi in cui non si discute affatto e periodi in cui si parla del più e del meno, che può essere interessante o meno, a seconda delle persone con cui si parla.
Il caso di questa bacheca mi sembra un pò particolare, perchè in realtà a volte viene usata esattamente come un forum (ma per questo il forum ci sarebbe -> www.golfodipolicastro.org/forum ), altre volte come una chat (ma per questo la chat ci sarebbe -> www.golfonetwork.it/chat.html ) e altre volte... come una bacheca!
Forse l’immediatezza e la semplicità di utilizzo hanno portato a concentrare le diverse "destinazioni d’uso" tutte sulla bacheca, ma per noi va bene anche così. Se poi a qualcuno non piace, basta dirlo, siamo aperti alle opinioni di tutti. Su questa bacheca in genere vengono censurate solo le parolacce, le offese e le accuse dirette e/o personali. Per il resto... buona discussione.

Infine a emmef, anche se con ritardo.... e scusate per l’interruzione della discussione "politica".

 
»Messaggio pubblicato mercoledì 16 novembre 2005 alle 10:06
Nome:
teladoiolamerica
Città:
Ho-chi-mhin city  
Nazione:
politicante?  
Sito web: non disponibile Indirizzo Ip: xxxxxx
PREMESSA: ODIO LA POLITICA, politica intesa come partito politico.
La scelta strategica è quella di situare il baricentro dell’agire politico nella società, nel conflitto di classe e nei movimenti anziché nelle istituzioni e nel rapporto tra le forze politiche. Per l’altro verso, è essenziale un salto di qualità nella connessione tra progetto e pratica politica, tra ruolo generale e presenza nelle lotte.
Condivido in pieno (come spesso capita) le tesi di biochipi, è molto interessante la sua disamina sugli eventi caratterizzanti la 2^ metà del secolo scorso, ma io vorrei un po’ soffermarmi sull’avvenimento clou di questi ultimi anni: BUSH E LA GUERRA. la vittoria di George W. Bush nelle presidenziali americane del 2004 conferma la crisi di fondo sia del neoliberismo. La destra Usa ha vinto non stemperando ma esaltando il proprio patriottismo bellicista, che rivendica con assoluta arroganza la missione imperiale dell’America e ne ripropone intiero il modello sociale e di valori oggi dominante.
Ho l’impressione che si vuole portare il popolo (e ci si è quasi riusciti)ad una sorta di ossessione sicuritaria, alla cancellazione o alla drastica limitazione di libertà, diritti e culture progressive che hanno segnato il ‘900.
OPPOSIZIONE, OPPOSIZIONE,OPPOSIZIONE,OPPOSIZIONE!!!!! E’ questo quello che si deve continuare a sostenere in modo convinto.
Si configura un pericolo accresciuto per le sorti del pianeta e dei popoli, specie del Sud del mondo, dove pure sono visibili anche processi in netta controtendenza (ad esempio in tutta l’America latina). Più che mai, perciò, la lotta per la pace deve essere la priorità delle priorità: in Iraq, nel Medio Oriente, nella Palestina orfana di Arafat, in Africa. La guerra di aggressione, due anni di occupazione militare, un governo-fantoccio e promesse di elezioni-farsa, stanno distruggendo l’Iraq e aggravando drammaticamente la crisi dell’area. Dunque, il ritiro immediato di tutte le truppe straniere – a cominciare da quelle italiane – da sempre rivendicato dalla sinistra alternativa e dal movimento pacifista, è la condizione imprescindibile per costruire la pace e avviare un processo di transizione democratica.
La contesa si è fatta drammatica. Lo stato di guerra permanente è covato dalla natura medesima della globalizzazione capitalistica. Al contrario di quanto promesso, ovvero la dissoluzione dei conflitti, essa produce instabilità attraverso l’acutizzazione delle disuguaglianze mondiali, la concentrazione delle ricchezze e l’esasperazione dei conflitti. Invece della crescita promessa, essa produce crisi. Persino la competizione diventa distruttiva. La guerra preventiva è il sistema con il quale si cerca una soluzione imperiale a questa instabilità. Ma il risultato è quello di produrre nuove e più profonde instabilità a cui si risponde con ulteriore inasprimento della guerra secondo la dottrina della guerra permanente. La guerra alimenta il terrorismo, che è figlio e fratello della guerra. Questo terrorismo si presenta come progetto elaborato nell’autonomia del politico ed è, come la guerra, nostro avversario irriducibile repulsivo per i mezzi che utilizza e per i fini che propugna. La guerra imperiale dell’amministrazione Bush è una guerra infinita e indefinita. L’Iraq ne è il banco di prova. Il suo sviluppo sarebbe la guerra di civiltà.
LA pace è il terreno di rinascita della politica perché esprime l’esigenza primaria del nostro tempo. La pace va perseguita non semplicemente come assenza di guerra ma come costruzione di un nuovo mondo che, spezzando il dominio imperiale, disegna nuovi assetti del mondo fondati sull’autonomia e il dialogo, su diverse relazioni sociali e culturali. È non solo sbagliato ma illusorio pensare alla costruzione di questo nuovo assetto come parzialmente è accaduto nel passato ovvero con la creazione di un equilibrio basato sulla forza delle armi. La leva fondamentale per questa impresa è il nuovo movimento per la pace, come forza disarmata e di disarmo, come altra potenza mondiale scesa in campo per contestare la guerra e la sua logica e costruire un’alternativa di civiltà.

Scusate, ma era uno sfogo che avevo in testa da parecchio tempo. Io ne volevo parlare coi miei amici, ma appena attacco mi interrompono, forse hanno ragione a dire che sono palloso, qui invece siete liberi di leggere tutto l’intervento, a metà, di non cacarlo proprio, di farvi 2 risate ecc.

P.S.: HOOT, sì gruoss’...
 
»Messaggio pubblicato mercoledì 16 novembre 2005 alle 08:47
Nome:
Hoot
Città:
Ft.Bragg  
Nazione:
USA  
Sito web: non disponibile Indirizzo Ip: xxxxxx
...visto quanti bravi schiavetti che ho...continuate così "alleati"...cullatevi nella vostra idea di libertà...liberi da me non lo siete mai stati e mai lo sarete...
 
»Messaggio pubblicato martedì 15 novembre 2005 alle 19:15
Nome:
biochip
Città:
xxx  
Nazione:
xxx  
Sito web: non disponibile Indirizzo Ip: xxxxxx
E quindi i lavoratori italiani dovrebbero rincorrere i livelli di produttività cinese...
Quindi la maggior competitività passa attraverso l’abbattimento del costo del lavoro...
E non attraverso massicci investimenti in formazione e ricerca...
Mi dispiace ma non mi convincete proprio!
E mi sa che non convincete neanche i mercati internazionali.
Termino qui perchè sono stanco ma comunque vi invito a riflettere su una cosa: provate a trasferire i ragionamenti di Demetrio alla situazione italiana ed alle profonde differenze di sviluppo tra nord e sud.
Applicando tali ragionamenti potrete ottenere una perfetta legittimazione delle istanze secessioniste della lega nord ed affermare l’indiscutibile primato della cultura del nord est sul resto dell’italia.
Se l’idea vi piace avete di che divertirvi.
Ciao.
 
»Messaggio pubblicato martedì 15 novembre 2005 alle 18:41
Nome:
Demetrio
Città:
Morigerati (SA)  
Nazione:
ITALIA  
Sito web: non disponibile Indirizzo Ip: xxxxxx
Leggendo alcuni precedenti messaggi: se in Italia non c’è lavoro la colpa è anche dei sindacati. Il lavoratore italiano pretende troppo (ed è superpagato) rispetto ai colleghi dei paesi esteri. Ecco quindi che le aziende preferiscono trasferire gli stabilimenti nei paesi dell’est a costi vantaggiosi. E’ questa una delle basilari leggi del mercato. Volete mettere, ancora, i lavoratori cinesi, che quasi a costo zero, hanno una rendita di produttività eccellente ? Altro che lavoratori italiani che tra pause caffe, letture di giornali, scioperi e quant’altro rendono meno... molto meno... e le aziende si adeguano...
...per non rimanere fuori mercato i lavoratori dovrebbero adeguarsi agli standard cinesi !!!


 
»Messaggio pubblicato martedì 15 novembre 2005 alle 18:24
Nome:
Emanuele
Città:
T.O.  
Nazione:
Ialia  
Sito web: non disponibile Indirizzo Ip: xxxxxx
secondo me non ci siete mai stati in Russia e nei paesi satelliti all’epoca del comunismo: avete una visione distorta della realtà !
Ma è giusto ricordare... M dice bene quando afferma "sopravvivevano": esatto ! Ma non "vivevano"... erano schiavi delle idee e dovevano sottostare ai regimi totalitari comunisti. Abituati male dallo stato sovietico, con l’arrivo delle libertà (anche di mercato e di lavoro) si sono trovati spiazzati e quindi non in grado di reggere.
Lo sapete che in Bulgaria ancora girano con i carretti trainati dai ciuchi ?
QUESTO E’ IL PROGRESSO CHE HANNO OFFERTO I COMPAGNI COMUNISTI.
Inoltre: lo sapete che dovete tutto agli americani (anche la vostra libertà ?).
Altrimenti a quest’ora eravate tutti a zappare le cipolle per i nipoti del Fuhrer !!!
 
»Messaggio pubblicato martedì 15 novembre 2005 alle 17:45
Nome:
biochip
Città:
xxx  
Nazione:
xxx  
Sito web: non disponibile Indirizzo Ip: xxxxxx
Per dovere di correttezza rispondo anche a Flavio di cui condivido l’assunto iniziale "non esiste una guerra buona ed una cattiva".
La guerra è in ogni caso il peggio che l’essere umano riesca a produrre.
Tuttavia c’è differenza tra due eserciti che si scontrano combattendosi nella maniera più feroce ed un esercito che assedia una città e la bombarda con il fosforo.
In quella città c’erano bande di terroristi armati sino ai denti ma c’erano pure migliaia e migliaia di civili inermi, indifesi ed incolpevoli.
Che si sono beccati il fosforo.
Non fa onore alla più forte nazione al mondo usare tali sistemi, tra l’altro vietati a livello internazionale e classificati come armi di distruzione di massa.
E aggiungo pure che è profondamente stupido.
Quelle immagini hanno oramai fatto il giro del mondo, penetrando negli angoli più remoti e inevitabilmente cosa hanno prodotto in chi le ha viste? Sdegno, rabbia, odio, risentimento.
E’ così che il fondamentalismo si nutre e fa proseliti, è così che le ferite diventano croniche e non rimarginabili.
E questa mi sembra la cosa più assurda: usare gli stessi sistemi del nemico sanguinario che si sta combattendo appunto perchè sanguinario.
Ma forse anche questo è, come le bombe intelligenti che colpiscono i villaggi, solo un danno collaterale.
 
»Messaggio pubblicato martedì 15 novembre 2005 alle 17:33
Nome:
biochip
Città:
xxx  
Nazione:
xxx  
Sito web: non disponibile Indirizzo Ip: xxxxxx
Mi sa che ti sbagli su un punto, i paesi ex-comunisti che nominavi in precedenza hanno retto finchè c’è stato il comunismo.
Aperti poi all’economia di mercato sono stati fagocitati ed oggi costituiscono il territorio dove le industrie europee vanno a localizzare le proprie linee produttive per i bassissimi livelli salariali presenti, dismettendo nel contempo i propri stabilimenti in patria e lasciando operai ed impiegati senza lavoro (e senza futuro visto che nessuno li assumerà più).
Mi sa che vi siete un po’ fossilizzati su concetti quali comunismo e fascismo e non avete ancora capito che il quadro di riferimento intanto è cambiato.
Comunismo e fascismo appartengono alla storia passata, il denaro ha oramai vinto la sua battaglia e la globalizzazione è sicuramente il tratto più evidente del cambiamento in atto.
Chi ha occhi per vedere potrà anche immaginare come andrà a finire, i segnali del futuro prossimo cominciano a rendersi visibili in maniera chiara.
Ricordati comunque che il denaro funziona ed evolve secondo proprie regole, che nulla hanno a che vedere con concetti quali etica, morale o giustizia e dunque rifletti su cosa accadrà quando nazioni come la nostra non riusciranno più a competere sui mercati o quando le fonti energetiche di tipo tradizionale saranno prossime all’esaurimento.
Altro che Cossutta!
 
»Messaggio pubblicato martedì 15 novembre 2005 alle 17:28
Nome:
M
Città:
M  
Nazione:
Italia  
Sito web: non disponibile Indirizzo Ip: xxxxxx
Emanuele caro documentati anche tu prima di parlare! In Russia, durante il comunismo, lo stato passava tutto, ma nel senso che dava a tutti la possibilità di andare all’università, di avere una buona preparazione atletica ecc. e tutti lavoravano e sopravvivevano.
Ora, con la caduta del comunismo, devono pagare anche l’aria che respirano e lavoro non ce n’è ma la voglia si!
 
»Messaggio pubblicato martedì 15 novembre 2005 alle 17:06
Nome:
Emanuele
Città:
Torre Orsaia  
Nazione:
Italia  
Sito web: non disponibile Indirizzo Ip: xxxxxx
Meno male che sono esistite forze come Gladio: hanno evitato che l’Italia diventasse un pianeta satellite della Russia come Bulgaria, Romania, Cecoslovacchia ecc.
Avete visto 50 anni di comunismo in questi paesi come li hanno ridotti? Miseria e povertà (e nessuna voglia di lavorare... tanto passa tutto lo stato...)
 





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