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Acquafredda: a Franco Maldonato il prestigioso Premio «Nitti»
Acquafredda: a Franco Maldonato il prestigioso Premio «Nitti»
Nell’incantevole scenario di Villa Nitti ad Acquafredda di Maratea, dove lo statista lucano Francesco Saverio Nitti, esule in Patria dopo l’ascesa del fascismo al potere, scrisse le sue opere più significative, si è tenuto l’evento conclusivo della seconda edizione del Premio Internazionale “Francesco Saverio Nitti per il Mediterraneo”. Tra i premiati, nella sezione storia e letteratura, anche l’avvocato-scrittore di Sapri Franco Maldonato (nella foto, con il senatore Domenico Fisichella) per il suo romanzo storico “Teste mozze”, edito nel 2015, che racconta la vicenda umana e politica dell’Eroe Risorgimentale Costabile Carducci, una delle figure più belle dei moti del 1848.
“E’ una storia -ha osservato Franco Maldonato, mentre riceveva il Premio, consegnatogli dal Magnifico Rettore dell’Università degli Studi, Professor Lucio d’Alessandro- che ci riguarda da vicino, ci interpella come cittadini del Golfo di Policastro e del Cilento, perché, in quella storia, affondano le ragioni della nostra incipiente costituzione come comunità politica che aspirava alla libertà!”.
Questi i vincitori: storia e letteratura (Franco Maldonato, Enrica Donisi ed Antonio Toma), pedagogia e filosofia (Lucia Ariemma, Fulvio De Giorgi, Dario De Salvo, Giovanni Ricci, Samantha Armani, Simonetta Ulivieri, Isabella Loiodice e Natascia Villani), sociologia e ricerca sociale (Elisabetta Moro, Marino Niola ed Andrea Semplici) e personalità istituzionali locali, nazionali ed europee per il Mezzogiorno d’Italia.
Sono stati premiati anche l’Onorevole Emma Bonino, già Commissario europeo e Ministro per gli Affari esteri, che è intervenuta in video, e il Senatore Domenico Fisichella, già vice-Presidente del Senato e Ministro per i Beni Culturali ed Ambientali. (Tonino Luppino)


A Franco Maldonato il prestigioso Premio «Nitti» (video di Tonino Luppino)
www.telearcobaleno1.it










Inserito da Golfonetwork lunedì 9 ottobre 2017 alle 21:00


Eventuali commenti non visibili sono in fase di approvazione.

Commento di: Utente non registrato - Ip: 79.33.122.xxx - da: Italia. Scritto venerdì 20 ottobre 2017 alle 22:05
Se lei ha una proposta migliore, si faccia avanti, tanto,peggio di cosi'...

Commento di: Utente non registrato - Ip: 5.170.0.1xxx - da: Estero. Scritto giovedì 19 ottobre 2017 alle 21:04
Suggestiva la ricostruzione di un "prima" come l'età dell'oro e di un "dopo" come l'età delle barbarie. In effetti è risaputo che "prima" dell'arrivo dei barbari del Nord a Napoli vigeva il Paradiso Terrestre... Bene, allora ripristiniamo il Regno: soltanto così la dignità di un popolo, che aveva già in uso nientepopòdimeno i bidet, si risolleverà

Commento di: Utente non registrato - Ip: 82.49.246xxx - da: Italia. Scritto lunedì 16 ottobre 2017 alle 01:27
Vorrei ricordare all' esimio giurista che tanto esalta l'unita' che durante il Regno Borbonico abbiamo avuto Gaetano Filangieri che con l'aiuto dei re di Napoli ha praticamente inventato le motivazioni delle sentenze, quindi venivi rieducato, capivi dove avevi sbagliato, mandato presso l'albergo dei poveri a Napoli e poi ti davano anche il lavoro. Mentre nelle civilissime si fa per dire Londra e Parigi venivi buttato a marcire e morire in una fogna senza sapere il perche'. E noi eravamo gli incivili. Ricordo che Francesco secondo aveva due lauree e le tesi venivano discusse in Piazza Plebiscito, il popolo specie nelle lauree in medicina chiedeva consigli al laureando, se il consiglio aveva successo ti laureavi. Questa era civilta'.

Commento di: Utente non registrato - Ip: 82.49.246xxx - da: Italia. Scritto lunedì 16 ottobre 2017 alle 01:07
E' ovvio, missione compiuta. Nel momento in cui togli la storia ad un popolo, nel momento in cui gli togli la dignita' e le proprie radici,lo metti in condizione di non avere piu' rispetto nè di se stesso nè degli altri e il gioco e' fatto. Poi si comincia a buttare le carte a terra e imbrattare la propria citta'. Cosi si controlla e manipola un sistema. Ordine dal Caos. Non dimentichiamo che il Regno delle due Sicilie era considerato l'ombelico del mondo. Non dimentichiamo che quando Roma era un villaggio di pescatori, Milano una landa umida e desolata e Parigi invasa dai predoni con le corna, noi avevamo Parmenide che insegnava filosofia ad Elea, Pitagora in Basilicata e Archimede in Sicilia. Poi sono arrivati i Piemontesi dal nord dicendo di portarci la civilta' ma quando vennero a Napoli ed entrarono nella Reggia di Caserta a rubare tutto, nell'inventario delle cose rubate c'era scritto: abbiamo trovato uno strano oggetto a forma di chitarra. Quelli che ci hanno portato la civilta' non sapevano neanche cosa era un bide'. Ma quale civilta' ci avete portato....

Commento di: Utente non registrato - Ip: 5.170.100.1xxx - da: Italia. Scritto domenica 15 ottobre 2017 alle 15:41
Quale "popolo napoletano"? L'attuale? Anche no, grazie

Commento di: Utente non registrato - Ip: 82.49.246xxx - da: Italia. Scritto sabato 14 ottobre 2017 alle 16:10
A,certo! Quella costituzione che sulla carta e' la piu' bella del mondo, lavoro per tutti, belle parole, ma i fatti? Quella costutuzione dettata dai massoni anglo-americani nell'immediato dopoguerra? Pronipoti di quel grande idealista di Costabile Carducci che prendeva soldi dalle massonerie inglesi e francesi. Che vergogna.

Commento di: Utente non registrato - Ip: 82.57.95.xxx - da: Italia. Scritto sabato 14 ottobre 2017 alle 06:44
Carducci? Forse una delle figure piu' vergognose del 48.

Commento di: Utente non registrato - Ip: 82.51.90.xxx - da: Italia. Scritto giovedì 12 ottobre 2017 alle 22:21
Si bravissimo, finalmente qualcuno che ragiona, e' soltanto una favola come quella di Pisacane, il Canonico De Luca che aveva pure una figlia, Garibaldi, e gli altri manutengoli del 61 che servono per mettere confusione in giro. Ora basta con le favole, riprendiamoci la nostra vera storia e dignita' di popolo napolitano e uno dei piu' colti e antichi regni fondato nel 1130 da Ruggiero il Normanno. Lo so che la verita' fa paura, ma e' venuto il momento.

Commento di: Utente non registrato - Ip: 217.61.165xxx - da: Italia. Scritto giovedì 12 ottobre 2017 alle 12:34
...Mi avete distrutto la favola di Costabile Carducci!...

Commento di: Utente non registrato - Ip: 212.216.204xxx - da: Italia. Scritto giovedì 12 ottobre 2017 alle 12:31
Caro Michele Ferrara, impari la prima lezione: i nostalgici sono quelli che hanno vissuto un epoca ed io sono ancora vivo e vegeto per averla vissuta, seconda lezione: la storia che vi hanno raccontato a scuola alla quale avete abboccato e' stata scritta e truccata nel 1881 e retrodatata per i creduloni dai massoni liberali giacobini che veramente oggi stanno affamando il popolo sia materialmente che intelletualmente per manipolarlo come vogliono. Salvati.

Commento di: Utente non registrato - Ip: 95.245.181xxx - da: Italia. Scritto giovedì 12 ottobre 2017 alle 10:06
Il nostalgico filoneoborbonico perché non ha firmato le sue storiche amenità ("...re Ferdinando che perdonava tutto"...!) e perché si pubblicano commenti anonimi? Michele Ferrara - Sarno (Sa)

Commento di: Utente non registrato - Ip: 212.216.204xxx - da: Italia. Scritto mercoledì 11 ottobre 2017 alle 14:36
Non capisco cosa c'e' da esaltare in Costabile Carducci che ha contribuito al saccheggio del sud ed è anche grazie a gente come lui che ci troviamo in queste condizioni. La famiglia di costui, originaria della Toscana, era una delle tante emigrate nel regno di Napoli per trovare rifugio e sostentamento. Il cattivo sangue non mente e il Carducci si lascia facilmente affascinare dalle sirene massoniche rivoluzionarie del 28,quando sogna che dal disordine nasca finalmente quel sistema di sfruttamento del prossimo che dal 1789 in poi tenta di governare il mondo, come purtroppo oggi e' pienamente avvenuto. La reazione borbonica fa abortire i moti del 28 con De Luca proprietario terriero e padre di una figlia (che bel prete) e l'incauto buonismo regio perdona lasciandolo preziosa pedina nelle mani settarie perennemente in complotto. L'avidita' del personaggio lo rende inquieto e fertile alle promesse straniere dietro lauti compensi (questo era l'idealista). Il famoso anno della rivoluzione mondiale il 48 lo trova modesto locandiere e inflessibile gestore di una scafa sul Sele con tanti debiti per l'inadeguato tenore di vita. Un altro sovversivo del 28 improvvidamente graziato dai Borbone, Antonio Leipnecher, lo contatta e per denaro lo incarica di fare scoppiare tumulti il 18 di quell'anno fatidico. Naturalmente secondo il cliche' massonico: soldi dall'estero,collegamento con i notabili esosi locali, ingaggio di delinquenti comuni per far massa (il popolo non voleva). Per il 27 tutto e' pronto e Carducci anticipa addirittura la data, taglio del telegrafo a Castellabate e interrompe il passaggio sul fiume, in tal modo la sua zona e' isolata e tutelata dalla forza pubblica per diversi giorni. Gli avvenimenti a Napoli, con la costituzione concessa il 27 dello stesso mese per indebolire i poteri del re e aumentare quello dei perfidi baroni che non proteggevano il popolo com faceva il re e l'apertura del perfido parlamento rivoluzionario, vanno tutti a suo favore e si ritrova vincitore senza combattere e addirittura colonnello della Guardia Nazionale pretesa dai ribelli. Quando re Ferdinando II, dopo aver consultato il popolo per le vie della capitale, comanda la reazione del 15 maggio gli agitatori vigliaccamente scappano da Napoli con la protezione dei mandanti anglo-francesi sulle navi in rada. Carducci sbarca in Calabria e tenta di resistere alle truppe regie, a Campotenese i facinorosi sono battuti e dispersi. Con pochi seguaci non potendo piu' illudersi di abbattere il legittimo governo, i vari capetti rivoluzionari propendono per le vendette personali approfittando della situazione ancora non normalizzata. Cosi' anche il taverniere di sangue toscano si dirige verso Sapri con l'intento di ammazzare un suo antagonista locale il sacerdote Vincenzo Peluso, fedelissimo a sua maesta' e santo uomo non come il De luca uomo dai costumi discutibili. Il Peluso era divenuto un devoto regio osservatore locale e controllava i faziosi del posto. Carducci vuole approfittare del momento per liberarsi definitivamente di lui tramite un criminale del luogo appositamente assoldato. Ma quando costui scopre l'identita' del santo uomo e poiche' gli era stata a suo tempo salvata la vita dallo stesso lo informa che alcuni criminali capeggiati dal Carducci volevano spargere veleni rivoluzional-massonici proprio nei pressi della sua abitazione ad Acquafredda.Lì si apposta con dei leali fedeli e, nella penombra della sera, i due gruppi si intravedono. L'avido Carducci spera siano al suo pari delinquenti locali buoni per continuare la spedizione dopo l'avvenuta uccisione di Peluso e grida Chi viva? per avere conferma, ma non risuona altro che Viva Re Ferdinando che gli raggela il sangue, ne consegue una sparatoria dove il Carducci viene ferito ad una spalla e immediatamente soccorso dal giusto Peluso che lo porta a casa e lo medica per poi consegnarlo alla guardia nazionale e trasferirlo al prossimo carcere in attesa di processo, ma le guardie nel trasporto temendo il buon cuore di Ferdinando che come e' risaputo e documentato perdonava tutti lo uccidono durante il trasporto buttandolo in un dirupo. L'arma piu' letale dei giacobbini, l'informazione, tuona tempestivamente in tutta Europa accusando le autorita' borboniche del crimine con condanne solenni da Londra, ampiamente diffuse, e smentite ufficiali, dopo la legittima reazione di Napoli,artatamente ovattate. In tal modo gli intellettuali di allora e di oggi molto superficiali senza offesa non e' colpa loro ma della scuola dogmatica che ne e' venuta fuori dopo l'unita' creatrice di persone non capaci di ragionare ancora considerano Carducci un eroe, martire della tirannide borbonica. Era uno squallido traditore che per denaro e non per ideale avrebbe continuato a fare il sovversivo, marciando con Garibaldi contribuendo anche esso ad inguaiarci a a toglierci la dignita'di popolo Napolitano.





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