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Cambio della guardia al vertice della Compagnia Carabinieri di Sapri
Cambio della guardia al vertice della Compagnia Carabinieri di Sapri
Cambio della guardia al vertice della Compagnia Carabinieri di Sapri. Il Capitano Matteo Calcagnile, 28 anni di Roma è il nuovo numero Uno: arriva da Gela dove ha comandato il Nucleo Operativo. Nell'assumere il comando si presenta alla popolazione e le porge un "caloroso" saluto.

Sapri- Cambio della guardia al vertice del Comando Compagnia Carabinieri di Sapri. Al Capitano Michele Zitiello andato a dirigere "le giacche nere" di Genova Centro, subentra il pari grado Matteo Calcagnile che arriva da Gela (Sicilia), dove comandava il Nucleo Operativo della Territoriale. Ecco cosa abbiamo chiesto al nuovo comandante. Chi è il Capitano Matteo Calcagnile? "Sono innanzitutto, un giovane carabiniere e poi un ufficiale, che qui a Sapri si sta affacciando alla sua prima esperienza da "Comandante di Compagnia". Fino ad oggi, ho avuto incarichi "diversi"; incarichi più "operativi". Possiamo menzionarli? "Ho iniziato la mia carriera a Gorizia nel 13° Reggimento Carabinieri che è un Reparto d'elite, che all'estero assolve alle funzioni di Polizia Militare (MSU), mentre in Italia si occupa del mantenimento dell'Ordine Pubblico, quindi a Gela (Sicilia) dove per tre anni ho diretto il Nucleo Operativo della Territoriale, formato da 40 militari; per essere un "Nucleo Operativo" era abbastanza in forze, quasi fosse una Compagnia "rinforzata". Lì, sostanzialmente, trattandosi di una zona disagiata ho acquisito un'importante esperienza di base nel campo della Polizia Giudiziaria con l'affrontare situazioni "delicate", molte delle quali riguardanti il "416 bis" a soggetti appartenenti a sodalizi mafiosi. A fine estate con la promozione al grado superiore di Capitano mi hanno proposto il Comando della Compagnia di Sapri nel Cilento ed ho accettato. Una zona molto bella, che a essere sincero non conoscevo; essendo papà pugliese, sono sempre andato nel Salento, sua Terra di origine. Sono molto soddisfatto della mia scelta; sono contento del luogo che ho trovato, della Caserma e dei militari di Sapri". Quanti figli siete in famiglia? "Ho un fratello più piccolo di tre anni". Anche lui ha scelto la carriera militare? "Ha frequentato come me la Scuola Militare e teorie di Milano (che per intenderci è un Collegio militare tipo la Nunziatella) ma poi ha scelto la strada civile laureandosi in Farmacia". Sei figlio d'arte? "No! Mio padre, oggi in pensione, era un LuogoTenente dell'Esercito Italiano; sono cresciuto col "verde" in casa, non con il "nero". Ma la passione per la divisa, me l'ha trasmessa lui, granatiere. Lo vedevo tornare a casa con la divisa verde e da lì poi, mi sono avvicinato all'ambiente militare, decidendo però di proseguire il mio cammino nell'Arma". Mamma invece? "E' casalinga! Perché ti sei arruolato nell'Arma? "Come dicevo prima, ho frequentato una Scuola dell'Esercito; lì ho avuto modo di conoscere tutte le Forze Armate che abbiamo in Italia; alla fine ho scelto l'Arma dei Carabinieri, perché ispirato dal contatto con il cittadino, ti permette di stare in mezzo alla gente, di svolgere numerosi incarichi di diverso tipo e poi, dopo un certo numero di anni, si cambia di ruolo, incarico e zona; è un lavoro davvero dinamico e stimolante!" Qual'è stato il primo impatto, quando hai visto Sapri? "Premetto che quando sono arrivato a Sapri, era una bella giornata; sono sceso in auto da Lagonegro, nel fare le curve dei tornanti ho avuto modo di ammirare già dall'alto tutta la bellezza dell'insenatura della baia di Sapri. Giunto sul lungomare, l'ho percorso a filo di gas, per gustarmi il panorama, che devo dire era fantastico e completamente diverso dall'ambiente che ho lasciato. Molto bella l'impressione che mi ha fatto Sapri, una città curata, a misura d'uomo, bella da vivere". Di Gela, ci racconta un ricordo bello e uno brutto? "Ce n'è uno, che li rappresenta entrambi! Ero appena arrivato (dicembre 2015) quando alle 20.30 di sera, fummo allertati per un omicidio di mafia, consumato nella piazza centrale di Gela. Il delitto si consumò in maniera rapida, in mezzo alla gente nonostante la piazza fosse affollatissima quella sera. Ecco, quello fu il mio battesimo del fuoco. Negativo, perché l'evento è molto triste; ma al contempo "positivo" per me, da un punto di vista professionale, perché mi ha permesso da subito di calarmi nell'attività operativa e vedere come si affrontano determinate situazioni. Quella, è stata anche la mia prima indagine". Di fronte ad alcune notizie che si sentono oggi in Tv e si leggono sui giornali, qual'è la "missione" del Carabiniere e quanto è difficile, fare il Carabiniere, oggi? "Bella domanda! Effettivamente oggi più che mai, è difficile fare il Carabiniere, nel senso che bisogna più che altro lottare, contro alcuni "pregiudizi" che recentemente si stanno cominciando a insediare, in una parte della popolazione, per via di alcuni episodi che non ci fanno onore; resta il fatto che i Carabinieri sono sempre molto amati per il loro lavoro. Quindi, dobbiamo lavorare con i fatti, per dimostrare e rassicurare, giorno dopo giorno, la popolazione che da 204 anni i Carabinieri sono sempre gli "stessi", non sono mai cambiati. Lo spirito è lo stesso di quando siamo stati fondati e così continuerà ad essere!" Da "giovane" comandante, il Capitano Matteo Calcagnile lancia un messaggio di fiducia e apertura, ai giovani del golfo di Policastro. "La situazione che ho trovato qui a Sapri non è negativa! Ho conosciuto e conosco, realtà peggiori. Devo affermare, che il livello di amore per la città, è superiore a quello di altre zone. Alla popolazione giovanile, posso dire sostanzialmente di ragionare con la propria testa, ed essere forti. Spesso, la "debolezza" del singolo, all'interno di un gruppo che fa determinate azioni, lo può portare a "emulare". Per cui il mio consiglio, è di ascoltare la famiglia e fare affidamento sempre su loro stessi, ragionando su quello che si fa, in una prospettiva futura. Ci stiamo attivando per dare subito qualche segnale importante alla popolazione, così da far vedere che se anche è cambiato il comandante dei Carabinieri di Sapri si continuerà a fare anche di più, rispetto a ciò che è stato fatto fino adesso". Mi perdoni, ma la sua altezza non passa inosservata, da ragazzo giocava forse a pallavolo? "C'è andato vicino! Sono alto un metro e 90 centimetri e lo sport che ho praticato a livello amatoriale, quando ero in Accademia, era la "pallacanestro"; facevo parte del Gruppo Sportivo dell'Arma". Com'è la vita dell'ufficiale dei Carabinieri, costretto a spostarsi continuamente? "Quando abbracciamo la carriera di ufficiale giovanissimi, normalmente abbiamo 19 anni, ma già sappiamo a cosa andiamo incontro; ci viene detto chiaro, appena si entra in Accademia, ti fanno capire che la tua carriera, la tua vita sarà votata al sacrificio, a cambiare molto spesso. Così quando un ragazzo si trova catapultato a centinaia di km. di distanza da casa, dove non conosce nessuno, arriva nel posto di lavoro dove non conosce le persone con cui dovrà lavorare, non conosce la realtà che lo circonda, non ha nessuna amicizia, non può appoggiarsi a nessuno ed ogni tre/quattro anni dovrà ricominciare da "zero", ci fa l'abitudine ed impara anche come fare per iniziare: si parte dai propri collaboratori e poi, vivendo la città, si incontrano sempre persone comunque anche molto aperte e valide, con cui si può anche coltivare un'amicizia".
(Pino Di Donato)



Il Capitano dei Carabinieri Matteo Calcagnile
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Sapri, la caserma dei Carabinieri di Via Kennedy
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La caserma dei Carabinieri di Via Kennedy (Entrata)



L'opera "I due Carabinieri" dell'officina Santillo
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Logo del Comando Stazione di Sapri
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Inserito da Golfonetwork venerdì 19 ottobre 2018 alle 20:28


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