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Pasquale Scaldaferri: Alta velocità, i silenzi del governo
Pasquale Scaldaferri: Alta velocità, i silenzi del governo
L'INTERVENTO
Alta velocità, i silenzi del governo
di Pasquale Scaldaferri

Non è dato sapere come mai una personalità di spicco che risponde al nome di Mario Draghi, di riconosciuto spessore internazionale, con grandi competenze economiche e giuridiche, apprezzato per il suo equilibrio e fair play istituzionale, dalla profonda vocazione europea e ampia visione strategica delle politiche comunitarie, sempre attento alle esigenze del territorio, prefigurato in una declinazione di Stato o di piccole comunità, non ha affrontato con piglio decisionista la querelle alta velocità, cagione di un incandescente casus belli nell'area meridionale della provincia di Salerno, crocevia di tre regioni.
Forse il presidente del Consiglio, chiamato dal capo dello Stato al capezzale del moribondo organo esecutivo per scongiurare la fine anticipata della legislatura -pur nel totale e integerrimo spirito di servizio- non avrebbe mai immaginato che il percorso ad ostacoli del suo gabinetto multicolor sarebbe stato costellato di asperità e perenni punture di spillo tra alleati, attenti più a piantare bandierine ideologiche, anziché elaborare una progettualità di sviluppo per il Paese.
E' l'unica attenuante che si può concedere al premier, occupato sovente a dirimere stucchevoli controversie tra il goliardico nipotino di Alberto da Giussano e l'eterno secondo -perdente di successo- costretto a tornare dall'aventino dorato di Parigi per farsi eleggere segretario dei democratici. Ma a Draghi va concessa un'ulteriore formula dubitativa, essendo altresì impegnato a rimuovere le incrostazioni di una gestione approssimativa e pasticciona della pandemia, auspice l'anodino ministro della Salute.
Altrimenti non si spiegherebbe la completa antinomìa tra pensieri, parole e azioni di una personalità di alto profilo che si è sempre contraddistinta nelle sue pregresse attività istituzionali per chiarezza di idee e robustezza di contenuti.
Ecco perché stavolta il professore Mario Draghi ci ha sorpresi dalla "non risposta" davanti allo studio circostanziato elaborato dal cassazionista Franco Maldonato.
Un carteggio che giace da settimane sulla scrivania di Palazzo Chigi, in cui si segnala una palese incongruenza contenuta nel progetto per la nuova linea alta velocità Salerno - Reggio Calabria, inserito nel "Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza" (tratta Battipaglia - Romagnano - Praia a Mare).
Tale opzione contrasta in maniera plateale con la scelta green rivendicata dal governo e prevede un inconsulto e irrazionale stravolgimento dell'ecosistema naturalistico-orografico del massiccio degli Alburni che per ospitare la nuova linea sarà interessato da un'attività di escavazione per gallerie pari a circa 18 milioni di metri cubi, come censito da Italferr (Gruppo Ferrovie dello Stato).
Le perplessità aumentano in modo esponenziale all'esito dell'escavazione, in cui sarà necessario provvedere ad un'imponente opera di "riqualificazione mediante sistemazione ambientale o rimodellamenti morfologici".
In sostanza, un territorio particolarmente complesso dal punto di vista orografico, ecco perché l'opzione progettuale contrasta in modo incontrovertibile con il principio della oculata gestione delle risorse finanziarie che ha sempre costituito ragione ispiratrice dell'operato di Mario Draghi, dapprima alla guida della direzione generale del Tesoro, successivamente a Bankitalia e infine alla Banca centrale europea.
Nel ribadire la rimeditazione del progetto prima che venga sottoposto all'esame dei competenti organi dell'Unione europea, la nuova opera porterebbe ad un risparmio di tempo esiguo sull'intero sviluppo della linea ferrata Salerno - Reggio Calabria, certamente non comparabile con il gravissimo danno all'ecosistema naturalistico-ambientale dell'area compresa tra gli Alburni e il Vallo di Diano, nel perimetro del Parco Nazionale.
Si potrebbe, viceversa, ripristinare la tratta Sicignano - Lagonegro sospesa (eufemismo burocratico delle Ferrovie) alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, ipotizzando una sorta di metropolitana leggera in grado di collegare il comprensorio del Vallo di Diano con la stazione di Salerno e la cintura della provincia.
Un disegno che snellirebbe anche il traffico su gomma dell'autostrada del Mediterraneo.
In attesa di un provvidenziale e definitivo intervento del presidente del Consiglio e un risveglio dalla catalessi in cui sono sprofondati i parlamentari e i consiglieri regionali eletti nel Cilento e Vallo di Diano.
(Pasquale Scaldaferri)


Il cassazionista Franco Maldonato


Pasquale Scaldaferri


Inserito da Golfonetwork domenica 25 luglio 2021 alle 20:57


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Commento di: Utente non registrato - Ip: 217.175.5xxx - da: Italia. Scritto giovedì 29 luglio 2021 alle 10:18
ma legga attentamente egregio 212.171, seguendo il suo delirio complottistico allora perché i poteri occulti consentono che già oggi ci siano treni che ti portano a roma con 2ore e 45 minuti e poi invece non vorrebbero l'AV?..il resto non riesco a intepretarlo...bisogna stabilizzare prima chi decide di stabilizzarla...etc...ma è sicuramente incapacità mia!

Commento di: Utente non registrato - Ip: 5.168.220.2xxx - da: Italia. Scritto mercoledì 28 luglio 2021 alle 19:21
Aridatece la locomotiva ar vapore....

Commento di: Utente non registrato - Ip: 37.100.80xxx - da: Italia. Scritto mercoledì 28 luglio 2021 alle 18:59
I poteri occulti non spariranno mai, si adegueranno con i tempi e le tecnologie e si camufferanno, a coloro a cui manchera' la conoscenza per individuarli sembrera' che siano scomparsi, il teatrino cambia, gli attori e il gioco si fanno sempre piu' sofisticati, ma lui, il gestore della reata' (che poi sei tu e non lo sai) rimane sempre li'. Avanti il prossimo.

Commento di: Utente non registrato - Ip: 5.170.54.2xxx - da: Estero. Scritto mercoledì 28 luglio 2021 alle 12:03
Tranquilli che con quello che succederà in Italia e nel mondo tra ottobre e novembre 2021 i poteri occulti spariranno magicamente... (come previsto dalla tabella di marcia...)

Commento di: Utente non registrato - Ip: 212.171.79xxx - da: Italia. Scritto mercoledì 28 luglio 2021 alle 00:48
Forse, egregio 217.175.54xxx, o lei è fuori dal mondo o è molto ingenuo, i poteri che lei sottovaluta come scemenze sono quelli che decidono se la linea si fa o non si fa. La linea non si stabilizza da sola, bisogna stabilizzare prima chi decide di stabilizzarla e poi si vedra'.

Commento di: Utente non registrato - Ip: 217.175.5xxx - da: Italia. Scritto martedì 27 luglio 2021 alle 18:11
Ma di che parlate che da Roma a Sapri con il treno delle 16e25 ci vogliono 2 ore e 45 minuti per Roma. Piuttosto che chiacchiere a vuoto su poteri occulti e scemenze varie si badi a "stabilizzare" questo tipo di treni anche durante l'anno e non solo d'estate.

Commento di: Utente non registrato - Ip: 212.171.79xxx - da: Italia. Scritto martedì 27 luglio 2021 alle 16:22
Purtroppo il Cilento e' stato da sempre un centro di affari occulti, dove esistono sistemi di potere che meno ti aspetti, metterli d'accordo tra loro e' difficile, facciamo finta che la ferrovia sia possibile, con le luci alla ribalta che si verrebbero a creare certa gente o poteri perderebbero la loro tranquillita'.

Commento di: Utente non registrato - Ip: 5.171.231.xxx - da: Maratea. Scritto lunedì 26 luglio 2021 alle 22:21
Divide et impera...

Commento di: Utente non registrato - Ip: 79.55.157.xxx - da: Italia. Scritto lunedì 26 luglio 2021 alle 15:53
La linea ferroviaria costiera è inattuabile senza un consistente adeguamento del tracciato e delle gallerie. Ma il problema insormontabile è il campanilismo locale. Per procedere celermente (una volta adeguate le strutture di cui sopra) il treno, per giustificare l'aggettivo "alta velocità", dovrebbe avere la tratta "Salerno /Sapri". Ma tutti i "Ras" locali distribuiti lungo la tratta, avrebbero da dire la loro... Per cui la ferrovia ha preferito privilegiare la linea "Battipaglia - Vallo di Diano - Calabria". Oggettivamente è la soluzione più conveniente dal punto di vista economico e di tempistica. Con troppi galli in pollaio che cantano non fa mai giorno.





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