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L´angolo della ricorrenza storica: il terremoto del 1857
L´angolo della ricorrenza storica: il terremoto del 1857



Relativamente all'anno 1857 queste contrade, dalla storia Nazional-Risorgimentale, vengono ricordate per la Spedizione di Carlo Pisacane. Ma le scosse di terremoto avvertite pochi giorni fa, una intorno a mezzogiorno della vigilia di Natale e un'altra alle sei del mattino del giorno precedente, hanno portato alla memoria la jattura di cui furono colpite alla fine del 1857.
Il 16 dicembre, alle 21:15, un terremoto dell'11° della scala Mercalli interessò la Val d'Agri, il Vallo di Diano e la Basilicata. La terra tremò in modo ondulatorio da est verso ovest per circa 60 secondi. Dopo un intervallo di pochi minuti una seconda scossa, molto più forte, durò, fortunatamente, la metà del tempo rispetto alla prima. Tanto l'una che l'altra scossa furono accompagnate da un forte boato.
Nelle 24 ore successive il terremoto continuò a farsi sentire ripetutamente con scosse più leggere. Scosse furono ancora avvertite alle 6:30 della notte di capodanno e intorno alle 18:30 del 1° gennaio senza recare danno. L'assestamento perdurò sin l'anno dopo.
Interi paesi, nel raggio di 3.200 km furono rasi al suolo. Molte frane, generalmente innescate da fenomeni meteorologici, furono causate dal sisma. Persero la vita intorno alle 11.000 persone di cui oltre 9.800 nella sola provincia di Potenza. In quei luoghi dove per buona parte le abitazioni minacciarono alla rovina, immediatamente si frapposero ripari alla giornata, tutti a spese dei proprietari. Gli animi di tutti furono invasi di grande spavento e ognuno, specialmente di notte, lasciava la casa per abitare sotto le tende o nelle capanne allestite nelle pubbliche piazze e nelle campagne vicino agli abitati.



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Il governo centrale si limitò a fare appello alla carità pubblica, interna ed estera.
Con Rescritto del 26.12.1857 il sovrano autorizzò una colletta da attuarsi a mezzo di commissioni dovendosi inviare il ricavato direttamente al Ministro dell'Interno attraverso i Sottintendenti.
Nella sua somma religiosità il re prescrisse anche "che a preferenza siano riattate, a spese della colletta, le Chiese parrocchiali". Oltre 20.000 ducati, infatti, furono poi spesi per il restauro di Chiese, Cappelle e monasteri femminili.
Ma le attenzioni inerenti alla ricostruzione andarono da lì a poco affievolendosi e sparirono del tutto alcuni anni dopo. Il potere centrale distolse il suo sguardo dalle rovine e dai problemi causati dal terremoto per concentrarsi sul controllo militare del territorio. Dal governo furono inviati appena 450 soldati, un numero irrisorio rispetto all'entità dei bisogni. I soccorsi, mal collegata era la zona per la deficienza di viabilità, oltre che scarsi, arrivarono tardi. L'unica via carrabile fino a Lagonegro era la "Consolare" o "Strada regia", già S.S.19. Solo Potenza e la provincia di Salerno erano accessibili con carri. Inoltre tanti soccorritori si ammalarono per equipaggiamento inadeguato e per non essere abituati ai rigori del clima montano.
La colletta fruttò, secondo le stime ufficiali, circa 177.000 ducati, una cifra irrisoria e limitata dovuta principalmente alla poca simpatia e alla poca fiducia di probità che godeva in Europa il governo del re Ferdinando II: chiuso e intollerante. Il Borbone denunciò che gli aiuti privati inglesi portavano con sé anche propositi di rivoluzione e di socialismo.
Cosa assai importante fu l'ordine pubblico. I Regi Giudici ed i Capi Urbani furono incaricati a non far mancare le pattuglie, di giorno e di notte, per evitarsi furti ed altri inconvenienti.
Ad aggravare ulteriormente la situazione si frappose il brigantaggio post unitario - un problema che di per sé causò migliaia di morti negli anni dal 1861 al 1865 - che trovò terreno favorevole catalizzando lo scontro dei contadini per la mancata divisione delle terre demaniali a cui si aggiunsero le ingiustizie accumulate in anni di mal governo nelle altrettanto gravi emergenze dei terremoti del 1851 e 1853.
Nessuno, tra i nostri geologi e vulcanologi, se ne occupò direttamente e molto poco avremmo saputo noi, oggi, se del sisma non si fosse interessato l'ingegnere irlandese Robert Mallet, studioso e autore di opere sulle teorie dei terremoti, il quale, dalla Royal Society di Londra ebbe finanziata, per fini scientifici, una missione in loco.
Lo storico lucano Giacomo Racioppi fu tra i primi a narrare, a puntate, tra il 24 marzo e il 28 aprile 1858, sul settimanale Iride, un quadro descrittivo sugli effetti catastrofici causati dal sisma.
Il 24 maggio 1860 Mallet consegnò il suo rapporto, ossia la massa di appunti e dati, sistemati ed elaborati. Furono anche realizzate 156 foto i cui originali sono a disposizione presso la Biblioteca della Royal Society insieme agli schizzi, le mappe e il manoscritto. Solo successivamente, a fatica, Mallet poté pubblicare il manoscritto che attirò poco interesse in Italia dove sono note solo 4 copie (tre a Napoli e una a Roma), ma che divenne un testo da cui apprendere come studiare i terremoti, oggi fortunatamente riproposto a cura di Graziano Ferrari.
Siccome l'evento accadde in un momento politicamente delicato - si stava preparando il processo ai superstiti della "Spedizione Pisacane" - il terremoto fu recepito, anche da persone autorevoli, come un castigo divino per non aver saputo accogliere l'uomo della libertà.
Ricordando quell'evento dopo 164 anni, auguriamo, con la certa approvazione del lettore, che nessuno mai più possa raccontare una storia simile, triste e dolorosa, segnata da grandi lutti e moltissime sofferenze umane.
(Ferruccio Policicchio)



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Inserito da Golfonetwork mercoledì 29 dicembre 2021 alle 20:53


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