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Il Napoletano: Lingua o dialetto? Sud e Civiltà risponde
Non parlare male! Da 160 anni i bambini sono rimproverati così quando parlano in napoletano o in siciliano. Lo stato unitario, mentre spegneva nel sangue la ribellione dei popoli invasi, scatenava la guerra anche contro la lingua di quelle popolazioni, parlate dal popolo e dagli stessi sovrani. Per disprezzarle, le chiamano dialetti. Il napolitano e il siciliano restano vivi soprattutto grazie ai ceti popolari e a chi ama la tradizione. Ora, definire una parlata come lingua o dialetto dipende da un giudizio. Comunque tecnicamente dialetto è una parlata che riguarda un gruppo limitato di persone oppure che discende da una lingua più importante. Chiariamo subito che il napolitano e il siciliano sono lingue romanze, cioè derivate direttamente dal latino, così come il toscano, che poi è stato trasformato in italiano. Anzi la prima scuola letteraria in lingua volgare fu la scuola siciliana, formatasi alla corte del Re di Sicilia Federico II. Per sottolineare la discendenza del napolitano dal latino, il sacerdote Antonino Luiso, con cui ho avuto l’onore di collaborare, ha tradotto il Vangelo di San Marco dal latino direttamente in napolitano, senza passare per l’italiano. Quindi non sono dialetti dell’italiano. Ma non lo sono nemmeno sotto il profilo del numero di persone che lo parlano, visto che il napolitano è parlato in province dove vivono circa 11 milioni di persone e il siciliano da quasi 7 milioni, oltre ai moltissimi emigrati in tutto il mondo. Le parlate in uso nel territorio della Repubblica sono abitualmente distinte in lingue settentrionali e lingue centro-meridionali. I due gruppi sono divisi da una specie di linea gotica, che va più o meno da Massa Carrara a Senigallia. Al centro troviamo il toscano e le parlate umbre e laziali. Al sud il napolitano, lingua parlata nella parte settentrionale e centrale del Regno delle Due Sicilie e il siciliano, parlato non solo in Sicilia, ma anche nella Calabria più meridionale e nel Salento, ossia nelle zone dove la presenza bizantina, quindi greca, ha impedito la penetrazione delle influenze longobarde. È interessante che i confini invisibili fra le aree linguistiche sono segnati dall’uso di certe parole. Ad esempio la parola donna è utilizzata soprattutto a nord di questa linea e la parola femmina, con la variante siciliana fìmmina, è usata a sud della stessa linea, che si avvicina molto all’antico confine fra Due Sicilie e Stato pontificio. Sull’importanza del napolitano basti ricordare che coi re aragonesi acquista dignità di lingua ufficiale, sostituendo il latino negli atti e nei documenti. Come riferisce Elías de Tejada, ai tempi dell’imperatore ispanico Carlo V, quando si pensò a unificare la penisola sotto la guida napoletana, si adottò il toscano come lingua ufficiale per dimostrare il rispetto di Napoli verso tutte le tradizioni dei popoli italici. Calata la potenza delle Spagna e di Napoli, il toscano continuò a essere utilizzato fra i letterati e gli snob, da cui il verbo “toscaneggiare". Che il napolitano sia una lingua, e una lingua importante, lo conferma il fatto che abbiamo avuto poeti straordinari da Giambattista Basile in poi. L’opera buffa, nata a Napoli fra ‘600 ‘700, era in lingua napolitana. Così la grandissima tradizione della canzone napoletana, che diede origine alla canzone italiana. Per non parlare dell’immensa tradizione teatrale napoletana. Ma voglio citare anche il teatro in lingua siciliana, che vide un premio nobel come Pirandello esprimersi spesso nella sua lingua madre. Quindi non abbiamo certo bisogno dell’Unesco per dire che napolitano e siciliano sono lingue a pieno titolo. In ogni caso l’Unesco, qualificando il napolitano come lingua in pericolo, ha implicitamente riconosciuto che si tratta di una lingua. Lo scandalo è che l’Italia giustamente tutela le parlate di dodici minoranze linguistiche ma non il napolitano e il siciliano, nonostante l’art. 6 della Costituzione. La Sicilia, addirittura, è l’unica Regione a Statuto Speciale che non vede riconosciuta la propria lingua. Perchè i governi italiani si comportano così? Per paura. Del resto, i maggiori protagonisti del cosiddetto risorgimento usavano come lingua principale il francese. A lottare contro le lingue napolitane e siciliana è quella stessa gente che non difende nemmeno la lingua italiana e si esprime nell’inglese burino della globalizzazione. Proprio la continuazione di queste forzature dimostra che le lingue napolitana e siciliana sono vive e vitali. Difendiamole: sono il distillato di quasi tre millenni di grandissima civiltà; e facciamole conoscere a chi le sta dimenticando. Non basterà questo a liberarci dalla condizione di colonia, ma una certezza l'abbiamo: ‘o juorno nuosto ha da venì! Ringraziamenti al dott. Massimo Cimmino. (Edoardo Vitale - Sud e civiltà)
Il Napoletano: Lingua o dialetto? (In video l'ex Magistrato Edoardo Vitale, Direttore de L'Alfiere e Presidente di Sud e Civiltà) www.telearcobaleno1.it
Caselle in Pittari: iniziativa di solidarietà «Bentornata Gardensia»
Caselle in Pittari – Piazza Olmo 28/29/30 MAGGIO 2021 Anche quest'anno l'Amministrazione Comunale di Caselle in Pittari aderisce alle iniziative di solidarietà di AISM ONLUS, per contribuire alla raccolta fondi a favore della ricerca sulla Sclerosi Multipla. In occasione della Settimana Nazionale e della Giornata Mondiale della Sclerosi Multipla, torniamo a colorare l’Italia con la Gardenia, nei giorni 28, 29 e 30 Maggio 2021, sarà allestito uno stand in Piazza Olmo / Viale Roma, per la distribuzione delle GARDENIE e ORTENSIE DELLA SOLIDARIETA’ DI AISM. Si potrà contribuire anche con la donazione attraverso un SMS SOLIDALE al numero 45512. I fondi raccolti andranno a sostenere la ricerca scientifica sulle forme gravi di sclerosi multipla e il progetto #ripartire insieme per continuare a garantire le attività di AISM sul territorio. Per ogni altra ulteriore informazione sull'iniziativa nazionale e sulle attività di ricerca dell'Associazione Italiana Sclerosi Multipla si potrà consultare il sito: www.aism.it "FERMIAMO LA SCLEROSI MULTIPLA CON UN FIORE: 28, 29 e 30 maggio scegli Gardensia, per sostenere la ricerca scientifica sulla sclerosi multipla e garantire i servizi per le persone con SM sul territorio. Dona anche tu: insieme possiamo fare la differenza”(AISM2021) - #insiemepiùforti. (Comune di Caselle in Pittari)
Mare, bandiere e strisce - Sapri, un´estate in Blu
Sapri- Con l'approssimarsi della stagione estiva l'amministrazione comunale di Sapri gratificata dall'ennesimo ricoscimento della bandiera blu ha presentato le novita' riguardanti la viabilita', le aree di sosta e di parcheggio in vista di un esponenziale aumento di visitatori e turisti. Per scoraggiare le solite pessime abitudini(leggi parcheggio selvaggio e deleterio per l'intera economia della cittadina) ormai sono tante le aree con parcheggio disciplinate dal disco orario per 60 minuti. A partire da quella che era un tempo la strada dello shopping piu' importante della cittadina ovvero il corso Garibaldi, alla Piazza Regina Elena, Corso Umberto I e Piazza Marconi (feriali dalle 9 alle 13 e dalle 17 alle 20). Disco orario di 30 minuti invece per il parcheggio di via Kennedy da piazza Padre Pio e fino all’accesso di via Aniello Granozio in concomitanza con le aperture dei centri commerciali sino al 31 dicembre. Chi scrive e' dell'avviso che il segnale di disco orario sia il provvedimento ideale per un luogo che, si presume, sia considerato “zona turistica”, che garantisce il naturale e continuo ricambio di auto (e quindi di potenziali clienti) nell'interesse di tutti; il problema semmai, vecchia piaga, e' il non rispetto del segnale. Non e' raro vedere lungo le strade le auto dei “soliti noti” ovvero i furbetti di quartiere intenti a “cambiare” il cartellino del disco orario. Rispetto allo scorso anno aumentano le zone a strisce blu, ovvero quelle a pagamento. Un provvedimento questo, che potrebbe risultare impopolare per i residenti abituati a parcheggiare la propria auto sotto casa, ma utilissimo (e redditizio) per le attivita' commerciali e per un turismo piu' intelligente. Se consideriamo che questi provvedimenti in altre zone turistiche e citta' d'arte dello “stivale” sono applicati regolarmente da sempre, si comprende quanto e quale sia il grave ritardo del sud e del Cilento in particolare. Altro tasto dolente sul quale l'amministrazione Gentile potrebbe giocarsi la riconferma al comando della cittadina, sara' quanto prima la viabilita' nella rinnovata ed affascinante piazza Plebiscito. Ci si chiede: La nuova piazza sara' sgombra da fastidiosi ed inquinanti autoveicoli come e' giusto che sia? Il superbo ed efficace restyling della piazza stessa sara' una buona occasione per convincere gli addetti alla viabilita' di mettere mano al codice della strada e correggere le vecchie pessime abitudini di alcuni residenti e non? Staremo a vedere. (Nicola Filizola)
La ricorrenza storica: il Piave mormorava calmo e placido...il 24 Maggio
Dopo il 1860, anno della Spedizione dei Mille, ed il 1861, anno della proclamata unità politica, di fatto, l'Italia fu unita dalla ferrovia, a partire dal 1° luglio 1895, quando venne dato all'esercizio l'ultimo tratto, Castrocucco - S. Eufemia della linea Eboli - Reggio Calabria. L'unità di popolo, invece, potrà sembrare un paradosso, si ebbe proprio con la Grande Guerra perché mise insieme siciliani, calabresi, lucani e campani con toscani, piemontesi e lombardi. Mondi e culture differenti, uomini che molto spesso tra loro non si intendevano quando si parlavano, che tanti erano mariti, ma che in massima parte erano ancora figli di famiglia. Mise insieme l'olio col burro e la farina con la polenta. Il conflitto viene comunemente menzionato con quattro diversi appellativi: Guerra del 15-18 volendone indicare gli anni in cui si svolse, in genere, precedentemente, le guerre si aprivano in primavera e si chiudevano prima dell'inverno; Grande Guerra perché il conflitto fu lungo nel tempo e generò grandi numeri; 1ª guerra mondiale per la partecipazione di nazioni di altri continenti; 4ª guerra d'indipendenza perché all'Italia mancava ancora il nord-est. Con il passaggio da quel fronte e da quelle trincee lo Stato italiano diventa Nazione e gli italiani diventano popolo perché nel processo unitario, mondi importanti del nostro paese ne erano rimasti fuori. Pensiamo al mondo contadino, il prevalente dell'Italia di allora; pensiamo al mondo meridionale, che in larga parte rimase estraneo al processo risorgimentale; pensiamo infine al mondo cattolico che rimase in disparte e ostile nei confronti del processo unitario anche se in un primo momento vi fu l'avallo di uomini come il sacerdote Vincenzo Gioberti e la prima parte del pontificato di Pio IX. Adolfo Omodeo, storico che si offrì volontario nella Grande Guerra, di Pio IX disse: "Prima benedì l'Italia e poi la mandò a farsi benedire". Bene, questi tre mondi vennero condotti all'interno della Nazione Italia solo con la prima guerra mondiale, la catastrofe della Grande Guerra, ma anche la tragedia che consentì un amalgama tra nord e sud, tra i contadini del nord ed i nostri. Lo scoppio della guerra colse l'Italia incerta e smarrita sulla posizione da prendere a causa della sua adesione alla Triplice Alleanza, trattato stipulato con Austria e Germania (Imperi centrali). Presto però la decisione della neutralità causò polemiche tra interventisti e neutralisti. Il gruppo più attivo e rumoroso tra gli interventisti era quello dei nazionalisti che si riallacciava, idealmente, alla lotta Risorgimentale. Essi, fin da subito, con lo scopo di mobilitare il popolo, cominciarono a combattere la loro guerra attraverso la carta stampata. Cattolici, Socialisti, liberal giolittiani e mondo della cultura, fatta eccezione per Gabriele D'Annunzio, erano neutralisti. Tra i socialisti va ricordato il direttore dell'Avanti, Benito Mussolini, che definendo la guerra "nuovo macello di popolo", aveva aspramente polemizzato contro la guerra "capitalista e borghese" ma che, pochi mesi più tardi, cambiando radicalmente opinione, espulso dal partito, riuscendo a trovare fondi da finanziatori favorevoli all'intervento, fondò il Popolo d'Italia che divenne uno dei più decisi e violenti giornali favorevoli all'entrata in guerra. Il futuro duce partecipò al combattimento, ma dopo che, a quota 144, sul Carso, il 23 febbraio 1917 fu ferito, appena guarito e in buone condizioni di salute, ritenne che egli avrebbe meglio servito alla causa guidando le colonne del giornale invece che come caporale in trincea. A Giovanni Giolitti era noto che la maggioranza del paese era neutralista. I giolittiani, a prescindere dalla debole struttura economica italiana, dalla scarsa preparazione militare e dai rischi che la guerra avrebbe potuto arrecare, basavano il loro neutralismo sulla convinzione che l'obbiettivo di riunire alla madre patria Trento e Trieste, ancora sotto l'Austria, era possibile attraverso trattative diplomatiche. Il negoziato che Giolitti stava portando avanti con Austria e Germania, poneva sul tavolo delle trattative Trento e Trieste in cambio della neutralità. Ma il negoziato fu boicottato dal presidente del consiglio, Antonio Salandra, da Sidney Sonnino, ministro degli esteri, e dal ministro delle colonie Ferdinando Martini secondo cui l'Italia non doveva perdere l'occasione di annettersi il Trentino per concludere l'opera del Risorgimento. Il presidente del consiglio era convinto che la guerra sarebbe stata breve e costata poco, parlava di "piccola guerra" cioè a dire che l'Italia doveva condurre la sua guerra esclusivamente contro l'Austria, suo secolare nemico. Si sbagliò! Sebbene le cifre relative al sostentamento della guerra non fossero consolanti, il 24 maggio 1915 l'Italia dichiarò guerra all'Austria. Al nostro esercito mancavano armi, munizioni e vestiario. Appena dichiarata la guerra, il Ministro autorizzò i richiamati a portare le robe di loro proprietà, al posto dei corrispondenti oggetti militari, con diritto a riceverne un adeguato compenso in denaro. Soprattutto si consigliava di presentarsi con "calzature di marcia munite di chiodatura" per trarne il "vantaggio di calzare scarpe già bene adattate al piede". Fu un modo elegante per dire che non c'erano scarpe. La prima fase della guerra fu promettente per l'Italia che riuscì subito a conquistare importanti posizioni fino a raggiungere le sponde dell'Isonzo e lo sforzo italiano si concentrò sul confine estremo orientale, lungo il fiume, ove dall'inizio e fino al 9 novembre 1917, si contarono 12 battaglie dette, appunto, battaglie dell'Isonzo ed i combattimenti assunsero carattere di guerra di logoramento e il fronte non si mosse. Poi giunse la disfatta di Caporetto e l'anno dopo Vittorio Veneto per chiudersi le ostilità. Un tempo il 24 maggio, inizio della guerra, ed il 4 novembre la fine, erano feste nazionali e la Canzone del Piave, tra la caduta del fascismo e la Repubblica è stato l'inno nazionale. Ovviamente non è, questo, un insano amore per la guerra. La guerra, si sa, è inevitabilmente foriera di lutti e distruzioni. Ma come può l'uomo sconfiggere la guerra? Solo attraverso la cultura e l'unità dei popoli. Prova ne è l'Unione Europea i cui stati membri non si fanno guerra da oltre 70 anni. Si è voluto, semplicemente, dare ascolto e valore alle parole del fante all'assalto. (Ferruccio Policicchio)
Edoardo Vitale: La Marina di Napoli e Sicilia. Vanto di popoli fratelli
In un giorno di inizio ottobre 1818, nei pressi di Fiumicino, alcuni barcaioli si avvicinano a una nave delle Due Sicilie, la Ferdinando I, per aiutare l’equipaggio, pensando che fosse scoppiato un incendio a bordo. Si sbagliavano: il fumo che proveniva dalla nave era quello della macchina a vapore. Non ne avevano mai vista una, perché quella era la prima in Italia ad andare per mare. Era stata costruita da un cantiere di Napoli, quello di Vigliena. A Genova la nave fu visitata dall’ambasciatore di Francia e da un ammiraglio del Regno di Sardegna. A Marsiglia riscosse un enorme successo. Il 4 luglio 1854, nella Baia dell’Hudson, presso New York, una folla di immigrati italiani festeggia una nave delle Due Sicilie, il piroscafo “Sicilia”, approdata sul contenente americano dopo 26 giorni di navigazione. Era la prima nave a vapore proveniente dall’Italia ad attraversare l’oceano atlantico. La comandava Ferdinando Cafiero di Sorrento. Il Sicilia fu visitato da moltissimi emigranti che salirono con orgoglio e commozione su un pezzetto della loro patria lontana. Il piroscafo Sicilia era stato commissionato in Inghilterra dai palermitani Luigi e Salvatore Pace, che fondarono anche la Società di navigazione Sicula Transatlantica per organizzare un servizio tra Palermo e New York. Anche la prima nave da crociera nel Mediterraneo fu napoletana, la Francesco I, nel 1833. Non siamo appassionati di primati, ma questi li riferiamo perché danno il senso di un regno in movimento, interessato alle innovazioni e non solo per iniziativa del Re, ma per impulso di imprenditori coraggiosi che non mancavano. Infatti questi “record” non rimasero fatti isolati, come avvenuto in parte per le ferrovie. La Marina mercantile fu costantemente potenziata. Dal 1819 al 1860 il numero dei bastimenti aumenta di quasi cinque volte. Nel 1860 è prima fra gli stati italiani per numero di imbarcazioni e seconda per tonnellaggio. La maggior parte dei natanti erano di piccole dimensioni, ma tutti erano di vitale importanza nell’economia del Regno e quasi sempre costruiti nei nostri cantieri. Con le dimensioni delle navi, aumentarono anche il raggio d’azione e l’intraprendenza degli equipaggi, favoriti da una riduzione del 20% del dazi da pagare sulle merci importate dal Nord America e dal Baltico. Il nostro sistema portuale e logistico era di notevole livello. Il 14 agosto 1852 è inaugurato a Napoli il bacino di raddobbo per le grandi riparazioni, unico nel Mediterraneo. Alla vigilia dell’unità d’Italia, Castellammare di Stabia per le costruzioni navali e Napoli per lo scalo marittimo e la manutenzione navale, raggiunsero un grado così alto di specializzazione da formare il più grande e funzionale polo cantieristico esistente in Italia. Intorno ad esso, grazie alla ferrovia costruita appositamente per unire la capitale con le realtà industriali (altro che “giocattolo del re”), nascono altre industrie private, i cui lavoratori si aggiungono ai 4.000 addetti di Pietrarsa e agli oltre 2.000 di Castellammare. Dal punto di vista tecnico e marinaresco, ci facevamo valere: il console inglese a Napoli, che si chiamava Gallwey, nel 1843 lodava la competenza dei capitani delle navi mercantili sia napoletane sia siciliane, paragonandoli favorevolmente ai loro colleghi britannici che giudicava invece rozzi, ignoranti e talvolta dediti all’alcool. Fu napoletano anche il primo codice di diritto marittimo. Era il Codice Ferdinandeo della navigazione, dovuto al giurista Michele De Jorio. Il nostro commercio marittimo era in continua crescita e si avvaleva di importanti accordi internazionali, come quello con l’Impero Ottomano. Con l’apertura del canale di Suez, poi, si presentava per noi una grande occasione di sviluppo e prosperità, ma questo a Gran Bretagna e Francia non piaceva. Con la caduta dell’ultimo re legittimo, Francesco II, l’imposizione da un giorno all’altro della legislazione piemontese, l’abolizione dei dazi protettivi, lo smantellamento degli impianti industriali, ceduti a privati senza alcuna tutela per i lavoratori, e l’inaudita pressione fiscale stroncarono l’economia meridionale, e il settore marittimo-mercantile non fu certo risparmiato. Questo non deve far sognare ritorni al passato. Però una cosa va detta. Noi non eravamo una grande potenza, il nostro popolo viveva modestamente, ma anche se fossimo stati poverissimi nessuno aveva il diritto di venire a comandare a casa nostra. Queste immagini ci fanno sentire una ventata d’aria fresca, che poi è un brivido di libertà, il pensiero di una nave costruita da mani napoletane e siciliane, senza chiedere niente a nessuno, senza recovery fund, senza Mes, senza Rothschild. Il pensiero di una nave che non va al rimorchio di nessuno. Ringraziamenti a: Michele Eugenio Di Carlo, Roberto Maria Selvaggi, Arturo Faraone, Augusto Marinelli, Ciro La Rosa. (Edoardo Vitale - Sud e civiltà)
La Marina di Napoli e Sicilia. Vanto di popoli fratelli (In video l'ex Magistrato Edoardo Vitale, Direttore de L'Alfiere e Presidente di Sud e Civiltà) www.telearcobaleno1.it
Dissesto idrogeologico,Comune di Caselle in Pittari finanziato per 645.644 €
Comunicato del sindaco di Caselle in Pittari: "Abbiamo ottenuto il finanziamento per la progettazione di tre interventi per dissesto idrogeologico nel nostro territorio"
Sono lieto di comunicare che l'Amministrazione Comunale di Caselle in Pittari ha ottenuto il finanziamento per un importo pari a 645.644,00 euro, per la progettazione di tre interventi per il dissesto idrogeologico nel nostro territorio, il cui importo complessivo dei lavori ammonta a circa 9 milioni di Euro.Un altro straordinario risultato ottenuto grazie all'impegno costante e ad una attenta scrupolosa programmazione. Il Sindaco dott. Giampiero Nuzzo (Comune di Caselle in Pittari)
Caselle in Pittari: i colori di Walter de Navazio nel Cuore del Cilento
23 maggio 1921 - 23 maggio 2021, celebrazione in onore dell'Artista a 100 anni dalla morte
Domenica 23 maggio, a Caselle in Pittari (Salerno) avrà luogo una giornata di memoria per il centenario della morte del grande pittore Walter de Navazio. Nato a Bell Ville, in provincia di Córdoba, il 18 settembre 1887 e morto sulla nave che lo riportava in patria il 23 maggio 1921, esattamente cento anni fa.
Grazie all'opera del Prof. Andrea Mancini e del Maestro Giulio Greco alcun mesi fa è nato un Comitato per le celebrazioni del centenario della morte del Pittore Italo-Argentino Walter de Navazio. Il Comitato, con adesioni dall'Argentina, dalla Svezia e naturalmente dall'Italia, ha avviato una serie di iniziative che vedranno il loro culmine domenica 23 maggio con una giornata tutta dedicata alla memoria dell'Artista. Walter de Navazio aveva origini italo-svizzere. Il padre Raffaele, di Caselle in Pittari, partito per l'Argentina aveva fatto ritorno in Italia alla metà di gennaio del 1920, insieme alla moglie Matilde Gut e al figlio Walter. Raffaele Navazio si sentiva un po' come Cornelia, la madre dei Gracchi, non aveva accumulato ricchezze in Argentina, ma aveva portato indietro un gioiello, Walter. De Navazio, infatti, è uno dei più intensi pittori argentini, un grande "artista del paesaggio". Tra le sue opere, ci sono visioni della pampa, ma anche alcuni paesaggi italiani e del piccolo Centro Cilentano. Restò a Caselle per più di un anno e, in quel periodo, suo padre accettò una candidatura a sindaco e fu anche eletto. Dopo questi mesi, assai felici, Walter si imbarcò per un viaggio di ritorno verso l'Argentina dove non sarebbe mai arrivato, lasciando intorno alla sua morte un alone di mistero. La celebrazione di domenica 23 avrà una serie di importanti momenti, a partire dalla Messa in suffragio, che verrà celebrata nella Parrocchia di Santissima Maria Assunta in Cielo di Caselle in Pittari alle ore 19:00; a questa seguirà, in viale Roma, una Tavola rotonda dal titolo "La memoria è un diritto. Walter de Navazio (1887-1921)". All'incontro, moderato dal Prof. Pietro Loguercio, parteciperà il Maestro Giulio Greco, affermato pittore di origini casellesi, profondo conoscitore della figura di De Navazio, sul quale ha realizzato cicli di quadri di notevole valore, libri e raccolte di oggetti e di altri materiali appartenuti a de Navazio. Completeranno il tavolo il Prof. Vincenzo Lovisi, il Sindaco di Caselle in Pittari dott. Giampiero Nuzzo, l'Assessore, nonché componente del suddetto comitato, il dott. Maurizio Tancredi. Anche grazie alla collaborazione dell'Amministrazione comunale, in piazza sarà allestita una mostra di lavori di de Navazio composta da alcune stampe dei suoi lavori più rappresentativi sormontate da un grande stendardo celebrativo. A fare da trait d'union le bellissime pagine biografiche sulla breve ma intensa vita di Walter de Navazio, scritte dal prof. Roberto Amigo, storico dell'arte argentino. La giornata celebrativa terminerà alle 21:30 con un'attesissima diretta Facebook dal Titolo "Walter de Navazio. Artista tra due mondi". All'evento, moderato da Giovanna Pellegrino, parteciperanno dall'Argentina il prof. Roberto Amigo e Luis Roque Licari, dalla Svezia il dott. Gabriele Greco, mentre dall'Italia interverranno il Prof. Andrea Mancini ed il Maestro Giulio Greco. Sarà possibile seguire la diretta sul Gruppo Facebook "Walter de Navazio (1887-1921)". (Comune di Caselle in Pittari)
SP 17. Procedono i lavori tra Acquavena e San Giovanni a Piro
La Provincia di Salerno sta proseguendo i “Lavori urgenti di messa in sicurezza, ripristino e consolidamento a seguito di dissesti e movimenti franosi sulla S.P. 17 tra Acquavena e San Giovanni a Piro - Interventi urgenti di protezione civile”. L’intervento è finanziato per un importo complessivo di euro 500.000,00, a valere su Fondi POR CAMPANIA FESR 2014/2020 – Obiettivo Specifico 5.1 “Riduzione del rischio idrogeologico e di erosione costiera” – Azione 5.1.1 “Interventi di messa in sicurezza e per l’aumento della resilienza dei territori più esposti a rischio idrogeologico e di erosione costiera” ed è stato consegnato alla ditta affidataria il 5 febbraio scorso. “L’oggetto dei lavori - dichiara il Presidente della Provincia Michele Strianese - consiste nella realizzazione, su di un sito, di una paratia di pali a valle della sede stradale più opere accessorie, già ormai concluso come opere strutturali. Mentre sul secondo sito, sempre nei pressi dell’abitato di Acquavena, è in corso di realizzazione di un sistema di opere di drenaggio, a monte della strada, opere di canalizzazione lungo la sede stradale con il rifacimento del tombino stradale e canalizzazione delle acque verso il recapito finale. Anche in questo secondo sito, dopo i lavori descritti sarà realizzata la sistemazione completa del piano viabile. L’intervento - conclude Strianese - è coordinato dal settore Viabilità e Trasporti, diretto da Domenico Ranesi, supportato dal Consigliere provinciale delegato alla Viabilità Antonio Rescigno. Grazie ai finanziamenti della Regione Campania, in particolare al Presidente On. Vincenzo De Luca, riusciamo a migliorare la sicurezza della nostra rete viaria. Inoltre, ogni cantiere aperto, ci permette anche di promuovere sviluppo e occupazione nei nostri territori, in un momento particolarmente delicato come questo.” (Maria Rosaria Greco)
A Maratea recuperate dal mare 24 imbarcazioni affondate
Nello scorso fine settimana, in occasione della campagna “Spiagge e Fondali Puliti di Legambiente”, il Comune di Maratea ha accolto la nostra richiesta di procedere alla riemersione delle imbarcazioni affondate nel corso di diversi decenni, nello specchio d’acqua del Porto di Maratea, rendendosi artefice di una svolta quasi epocale nella storia della tutela ambientale del territorio marateota. Questo perché tale azione, più volte ipotizzata in passato, non si era mai concretizzata, anche a causa dei costi elevati di smaltimento. Per capire l’entità dell’operazione basta fornire i numeri: sono state recuperate dal mare 24 imbarcazioni (affondate verosimilmente a partire dalla fine degli anni ’80) per un peso complessivo di quasi 5.000 kg di rifiuti, la maggior parte dei quali (circa il 95%) costituiti da vetroresina, che sarà trasportata presso un impianto autorizzato allo smaltimento di tale materiale. Delle imbarcazioni riemerse resta più o meno il 50%, per cui, probabilmente, circa 5 tonnellate di materiali si sono disperse in mare nel corso degli anni, con conseguenti possibili danni all’ecosistema marino. All’operazione hanno partecipato, oltre al Comune e alla Capitaneria di Porto di Maratea, numerose associazioni di categoria, ambientalisti, sub ed apneisti professionali e non, cittadini ed infine i ragazzi dell’Istituto Nautico di Maratea. Noi volontari di Legambiente Maratea, ancora un po’ frastornati dall’emozione di veder rimossa una quantità così ingente di materiale e rifiuti, sentiamo il bisogno di ringraziare tutti per aver reso possibile l’attività e per la sensibilità dimostrata nei confronti della tutela del proprio territorio, ma soprattutto vogliamo ringraziare il Comune di Maratea per averci permesso di liberare le nostre acque da tale pesante e dannosa eredità del passato. (Legambiente Maratea)