Ci sono 10670 News in 1067 pagine e voi siete nella pagina numero 583
Sapri: chiusa la rassegna culturale «Intrecci»
Sabato 6 luglio presso la Villa Comunale in Sapri, si è tenuta la presentazione del romanzo “Come si fanno le cose” di Antonio G. Bortoluzzi, ultimo appuntamento nell’ambito della rassegna culturale “INTRECCI” di cui è stato curatore il critico letterario, poeta e scrittore Nicola Vacca insieme a Gianfrancesco Caputo dell’Associazione Culturale Proudhon Golfo di Policastro con il patrocinio dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Sapri. La serata è stata caratterizzata dalla presenza di un pubblico di qualità attento e partecipe che, è bene sottolinearlo, è sempre stato il vero obiettivo della rassegna culturale “INTRECCI” fin dal suo inizio in autunno. Il curatore della rassegna Nicola Vacca ha commentato: “Si è conclusa la lunga rassegna culturale Intrecci curata da Gianfrancesco Caputo e da me. Lunghi mesi di dibattiti, conversazioni e presentazioni di libri. Un autentico laboratorio di ricerca intorno ad una certa idea di cultura. Una scommessa vinta grazie alla partecipazione di un pubblico attento che ha apprezzato soprattutto l'assenza totale di auto-referenzialita'. Nei nostri incontri non ci siamo parlati addosso ma abbiamo portato tra la gente il nostro bisogno di conoscenza, condividendo idee, libri e persone. La cultura è occasione di incontro e umanità. Questo prima di tutto è “INTRECCI”. Abbiamo chiuso alla grande presentando “Come si fanno le cose”, il bellissimo romanzo di Antonio G. Bortoluzzi pubblicato da Marsilio. Antonio ha attraversato l'Italia per essere con noi e raccontarci la storia tutta italiana che c'è nel suo libro: esistenza e riscatto sociale in un paese instabile in cui la crisi economica è diventata crisi morale. Una bella serata con uno scrittore italiano che ha portato in mezzo a noi la sua letteratura che diventa vita. Il giusto coronamento di un progetto che ha visto nascere intorno agli intrecci del confronto e del dialogo una comunità. (Associazione Culturale Proudhon)
Anas e PNCVDA insieme per la pulizia della Bussentina e della Cilentana
ANAS e Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni insieme per la pulizia della Bussentina e della Cilentana L’obiettivo è rendere il Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni un’area libera dai rifiuti, dal degrado e dall’inciviltà, consapevole della bellezza che possiede. Giovedì pomeriggio i vertici dell’Anas, nella figura degli ingegneri Aldo Castellari e Marco Murolo, hanno ricevuto il Vicepresidente del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, Cono D’Elia, al quale hanno assicurato all’Ente una serie di interventi nell’area a sud della Provincia di Salerno, per risolvere l’annoso problema delle microdiscariche di rifiuti presenti tutto l’anno lungo le principali arterie di accesso al Cilento e Vallo di Diano, la Bussentina e soprattutto la Cilentana. A breve, quindi, saranno avviati i lavori per il completamento della messa in sicurezza della strada e il rifacimento della pavimentazione. Intanto per far fronte all’emergenza, è in corso l’affidamento dei lavori di manutenzione da parte di Anas ad un’impresa che dovrà liberare dalla vegetazione e dai rifiuti sia la Cilentana che la Bussentina. Ma sarà presto firmata una convenzione tra Anas e Ente Parco per la manutenzione periodica e continuativa delle due strade. La società stradale e il Parco si impegneranno a sostenere i Comuni coinvolti e le Comunità montane di pertinenza con le società e gli operatori incaricati, a liberare le piazzole dai rifiutie dalle erbacce, mensilmente e non solo a luglio. Inoltre si chiederà anche ai Carabinieri Forestali di lavorare su fototrappole per incastrare chi abbandona i rifiuti ai bordi delle due strade, telecamere nascoste che serviranno a combattere il diffuso fenomeno. (Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni)
L´angolo della Grande Guerra: Gli Eroi di Vibonati
Per essere stato prorogato il tempo della "rimembranza" sulla Grande Guerra fino al 4 novembre 2021, giorno in cui giunse a Roma il Milite Ignoto, e ricordando che Ulisse, mentre narrava ai feaci i molti e difficili ostacoli che dovette affrontare nel corso del suo lungo viaggio verso Itaca, raccontava che la prova più pericolosa a cui era stato sottoposto fu quella dell'oblio; mi sono spinto a offrir ragguagli, credo ignoti ai più. Uno di questi è il modo come i nostri eroi caddero su quel fronte. Quindi, a te che leggi, porgo la parte centrale, il cuore, dei certificati di morte che giunsero in comune, e che vennero trascritti sul relativo registro in un dato periodo (1915-1932) e in un dato comune. Va ricordato che, considerando tempi, condizioni e cause, non di ogni caduto il certificato giunse nel rispettivo comune. In ogni paese, i certificati sono stati sempre di numero inferiore rispetto all'elenco posto sulla lapide o sul monumento appositamente ivi eretto. Per molti si dovette ricorrere, a mezzo del tribunale competente, alla morte presunta del soldato avvenuta lì dove il congiunto poteva dimostrare l'ultima notizia avuta dal fronte. Ogni atto veniva accompagnato da una nota in cui s'invitava il sindaco a verificare l'esattezza dei dati in esso contenuti e, rilevandosi errori, notificarli al Ministro della Guerra. Gli atti qui esposti, anche per dare idea del caos in cui si viveva, sono in ordine di arrivo e di registrazione piuttosto che, per esempio, in ordine alfabetico: essi sono quelli giunti nel comune di VIBONATI. (Ferruccio Policicchio)
Fare clic sull'immagine per ingrandire
Fare clic sull'immagine per ingrandire
Fare clic sull'immagine per ingrandire
Fare clic sull'immagine per ingrandire
(Fare clic sull'immagine per ingrandire)
Da notarsi, in testa a questa lapide, il nome del capitano Orazio Pugliese La Corte, legale, reduce, deceduto il 28 marzo 1923 all'età di anni 33. Egli è stato posto lì, anche se non caduto, perché, rivestendo grado di sottotenente, fu decorato di medaglia d'argento al Valor Militare, con la seguente motivazione: Con slancio e sprezzo del pericolo, guidava la sua ondata in un vittorioso assalto. Ferito una prima volta a bruciapelo da un tiratore nemico, lo metteva in fuga, e dando alto esempio di coraggio e fermezza, benchè colpito ancora due volte, seguitava ad impartire ordini ed a tenere saldi i soldati nella trincea conquistata. Collina Cuore (Gorizia), 1° novembre 1916. Ma ciò ch'è strano, e che di più incuriosisce, è il fatto che mancano altri tre decorati con l'argento:
Guaglianone Francesco, caporale, matricola n, 206, motivazione: Nell'attacco di una trincea nemica, guidava una pattuglia di esploratori, con esemplare valore. Ferito, prendeva ugualmente parte all'assalto, distinguendosi per slancio e coraggio. Val Frenzela, 18 giugno 1916.
Ordine Fedele, tenente, motivazione: Rimase al suo posto di combattimento benchè ferito e rifiutò soccorso fino a quando non fu assicurato che il primo capitano, anche ferito, era stato tratto in luogo sicuro, dando così esempio di sacrificio e di valore ai propri dipendenti. Palazzo, 2 luglio 1915.
Savasto Alessandro, soldato, matricola n, 11769, motivazione: Tiratore di pistola mitragliatrice, circondato dal nemico, dopo aver consumate tutte le munizioni, per non darsi prigioniero, riusciva a sfuggire all'avversario. Subito dopo si offriva di far parte di un pattuglione per liberare altri compagni prigionieri. Monte Asolone, 15 giugno 1918.
Guaglianone Francesco (Fare clic sull'immagine per ingrandire)
Angelo Brusco (In basso a sinistra con il fratello Biagio caduto in prigionia) (Fare clic sull'immagine per ingrandire)
Caduti sul campo (Fare clic sull'immagine per ingrandire)
Caduti a causa della guerra (Fare clic sull'immagine per ingrandire)