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Comunicato stampa Circolo Proudhon Golfo di Policastro

Il primo maggio, festa del lavoro, è appena trascorso; nulla è mutato riguardo il panorama che ci attende nei prossimi mesi, forse nei prossimi anni. Il tasso di disoccupazione, offerto alla valutazione della pubblica opinione da parte dell’ISTAT, è del 11,4%, un dato che inchioda la classe politica alla propria responsabilità al di là dei proclami e della facile retorica. La realtà è molto più amara di un semplice “jobs act”, orripilante anglicismo con cui qualcuno ha inteso “risolvere” il problema del lavoro nel nostro paese; infatti il modo di produzione neo-capitalistico si concretizza oggi non nella produzione reale di beni utili, ma nella speculazione finanziaria finalizzata alla produzione di beni per il consumo effimero ed inutile. Se la produzione di beni utili un tempo dava senso all’esistenza, oggi il modo di produzione neo-capitalistico distrugge la piccola impresa familiare: l’artigianato si estingue strozzato dai prodotti usa e getta importati da paesi del terzo mondo, divenuti le fabbriche globali a buon mercato, sia per il costo bassissimo del lavoro, sia per l’inesistenza di tutele per i lavoratori; la grande industria si delocalizza per convenienza facendo sparire produzioni che erano nate con la nascita della nostra nazione; le società accedono al settore terziario producendo intermediari che vendono non beni utili ma servizi. Tutto questo nuovo modo di fare economia ha determinato l’avvento della precarietà del lavoro e dell’esistenza, nonché dell’addestramento al consumo effimero, introducendo il paradigma antropologico dell’ “homo consumens”. Preso atto della situazione cosi descritta ci si aspetterebbe una pugnace e combattiva reazione dal sindacato storico italiano, dalle sigle sindacali più rappresentative: invece nulla, il vuoto pneumatico, anzi si assiste alla sottoscrizione di accordi a perdere con il governo e la confindustria, salvo poi versare lacrime sulle insignificanti e regressive sorti dei lavoratori italiani. Senza dubbio oggi il sindacalismo italiano , con poche eccezioni, ha assunto forse un ruolo più consolatorio che conflittuale, un ruolo più incline alla letargica pseudo-concertazione che all’antagonismo, ma di una cosa possiamo essere certi : per non smentire l’oramai conclamata assimilazione del sindacalismo nostrano al “modus operandi” del neo-capitalismo mondiale, il “concertone” del primo di maggio deve essere celebrato. Infatti più che il primo di maggio si tende ormai a festeggiare l’evento in sé, ovverosia il mega- concerto rock, quasi a sancire, senza tema di smentita, che quel ritmo è l’affermazione dello svolgimento temporale neo-capitalista e, come direbbe il filosofo francese Michel Clouscard, la migliore struttura per “l’animazione macchinale” , un ritmo utile alla fibrillazione psichedelica della nuova società del consumo che richiede solo passività. Ma la discussione sui problemi dei lavoratori italiani dov’è ?? Per adesioni e/o contatti: circoloproudhongdp@gmail.com
(Circolo Proudhon Golfo di Policastro)

Inserito da Golfonetwork lunedì 2 maggio 2016 alle 20:55



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