Roma- Nei giorni scorsi ho sollecitato alcuni amici promotori a far sì che il 20 giugno possa essere il primo pilastro di un ponte per costruire un dialogo con gli italiani, sempre più in affanno e disinteressati al bene comune in quanto faticano a realizzare il bene delle proprie famiglie. Dal palco mi aspetto di sentire molte testimonianze (sugli effetti della teoria del gender nelle scuole e sulla bellezza della famiglia naturale), la passerella dei principali aderenti, movimenti ecclesiali e laici, che non mancheranno di sottolineare l’ambiguità della scelta di coloro che hanno rifiutato l’invito.
Ma in piazza San Giovanni si parlerà anche del dopo 20 giugno?
In questi anni di attivismo politico, troppo spesso ho partecipato a lodevoli iniziative che non prevedevano uno sviluppo successivo. Ci si accontentava del risultato ottenuto con eventi fine a sé stessi. Spero non sia così anche questa volta. Il Comitato “Difendiamo i nostri figli”, composto da diverse sensibilità, ha la possibilità di porre le basi per costruire questo ponte che può portare verso una coscienza collettiva della colonizzazione ideologica legata alla teoria del gender, preparando i cittadini ad un referendum abrogativo dei disegni di legge Scalfarotto e Cirinnà subito dopo l’approvazione del Parlamento. San Giovanni sarà così l’occasione per radunare famiglie pronte nei prossimi mesi a mobilitarsi per la raccolta delle 500.000 firme necessarie. Costruire la squadra e la tifoseria per giocare la partita etica con il più classico degli schemi: il catenaccio dove la fase difensiva prevale a discapito dello spettacolo, sperando di mantenere il risultato in parità. Con maggiore ambizione e coraggio dal palco di San Giovanni potrebbe invece essere lanciata un’iniziativa popolare per promuovere il modello di famiglia previsto dalla Carta costituzionale, troppo spesso rimasta lettera morta. Avviare la raccolta di firme per una proposta di legge con tre semplici ricette (che non sono farina del mio sacco):
I) Ministero per la famiglia. L’istituzione di un Ministro per le politiche familiari rafforza la visione di società fondata sul matrimonio. A tale Ministero sarà attribuito il compito primario di effettuare un’analisi dell’impatto regolatorio prevista dalla legge 246/2005, con specifico riguardo alla tutela e promozione della famiglia per evitare che nuove norme determinino effetti negativi violando la Costituzione. Si tratta del Family Mainstream già previsto da una risoluzione del Parlamento Europeo del marzo 2004. Quando si dice: ce lo chiede l’Europa!
II) Quoziente famiglia. Come già sperimentato a livello locale, con il quoziente Roma nel 2012, occorrono misure fiscali che concretamente favoriscano la famiglia, a partire da uno strumento ideato per tenere conto della numerosità del nucleo familiare nella tassazione del reddito. È necessario superare la distorsione di un sistema in cui la “separazione legale” porti maggiori benefici fiscali rispetto al vincolo matrimoniale.
III) Conciliazione lavoro-famiglia. Il ruolo sociale della famiglia deve essere riconosciuto nelle politiche del lavoro, favorendo il diritto-dovere dei genitori di educare i figli, senza delegare alla scuola tale compito. È necessaria una riduzione dell’orario di lavoro e una seria attuazione della normativa sul telelavoro (in vigore dal 1999 nella pubblica amministrazione) che, senza penalizzare il datore di lavoro, consenta di assolvere pienamente al proprio compito, anche nell’interesse della collettività.
E’ forse andare oltre gli obiettivi iniziali. Ma la squadra che si allenerà su questi ulteriori temi, pure fondamentali per le famiglie, potrebbe domani competere con l’attuale classe politica che, ormai priva di una visione di società, si è arresa all’ideologia del gender ed alla sovranità finanziaria di piccoli gruppi di potere insediati nelle Istituzioni internazionali.
(Daniele Ricciardi)
Roma- "Siamo un milione. Siete il futuro di questo Paese che sta vivendo un inverno demografico". Così gli organizzatori del Family day, in piazza San Giovanni, a Roma, aprendo la manifestazione che ha raccolto nella piazza le associazioni cattoliche e i movimenti per la famiglia. "Questa è una piazza di popolo non una piazza di lobby, che ha speso dei soldi, fatto rinunce e sacrifici per essere qui". "Difendiamo i nostri figli', è lo slogan della manifestazione.Circa cento i parlamentari che hanno aderito, molti dei quali presenti in piazza tra la folla. Non è stata infatti prevista nessuna area per politici e personalità. Il motivo della scelta, tengono a sottolineare gli organizzatori, è la "volontà di ribadire la natura apartitica e apolitica della manifestazione". "Un milione di persone: è una piazza di popolo non di lobby. Il messaggio che arriva dal Paese reale e' forte e chiaro: per la stragrande maggioranza degli italiani la famiglia e' quella che si basa sul matrimonio tra un uomo e una donna e i nostri figli hanno diritto a una mamma e un papa'". Dichiara Alessandro Pagano, di Area popolare e tra i promotori del comitato 'Parlamentari per la Famiglia' a margine della manifestazione. "Ai tolleranti a giorni alterni - aggiunge - che hanno definito 'inaccettabile' questa pacifica ed entusiastica manifestazione, rispondiamo con la forza dei numeri, dei nostri valori e dei nostri principi non negoziabili". "Da parte nostra, in qualità di legislatori, faremo la nostra parte contro il ddl Cirinnà, che introduce di fatto il matrimonio e le adozioni gay per via giurisprudenziale e la pratica dell'utero in affitto, e ci batteremo contro qualsiasi tentativo di introdurre l'ideologia gender a scuola. Quelli del Pd che dicono che si tratta di mistificazione - conclude Pagano - si vadano a leggere i libretti Unar 'gender friendly' che derivano proprio da quel Dl n. 93 del 2013 richiamato nella riforma della scuola". (adn kronos)
|