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Voglia di separazione: bilancio del portavoce della "Grande Lucania"

Quando nel 1806 Giuseppe Bonaparte cancellò la Lucania e con essa l'identità geopolitica, mai avrebbe preconizzato che a distanza di due secoli un movimento di popolo fondato su una comune memoria storica e culturale potesse rivitalizzare un nuovo protagonismo del territorio.
Venti comuni del Cilento e Vallo di Diano ora fanno sul serio: ottantamila abitanti pronti a trasferire armi e bagagli nella terra d'origine e contribuire, se non a passare alla storia, quantomeno a ridisegnare i confini geografici di Campania e Basilicata.
Ma occorre una determinazione giovanile per affermare questo progetto, realizzarlo con i comitati civici, attraverso la formulazione di un quesito referendario unitario da deferire alla decisione della Cassazione, consentendo alle popolazioni del Cilento e Vallo di Diano di celebrare i referendum consultivi che rappresentano la prima fase, per poi procedere alla fase legislativa vera e propria che è quella nella quale dovrà partecipare anche il consiglio regionale della Basilicata con un parere immaginiamo ed auspichiamo favorevole al distacco dalla Campania ed all'aggregazione alla Basilicata -come ha sempre sostenuto il viceprocuratore generale presso la Corte dei Conti Raffaele de Dominicis, coordinatore nazionale Grande Lucania.
L'ampliamento dei confini nasce dall'aspirazione a ricostituire una regione -stravolta dal colpo di spugna di duecento anni fa- la cui estensione andava dalla Porta Rosa di Velia (l'ex Elea) fino alle Tavole Palatine di Metaponto, dal promontorio di Capo Palinuro alla foce del Basento sullo Ionio.
Già alcuni consigli comunali hanno approvato la richiesta di referendum, designando l'ideologo del progetto, Raffaele de Dominicis, a rappresentante ufficiale in Cassazione.
Il nostro movimento ha sin dall'inizio espresso a chiare lettere le ragioni del dissenso, alimentato -come tutte le battaglie rivoluzionarie- dalla gente.
In questo comprensorio tra i più belli e suggestivi, l'economia è al collasso e per non spirare, le forze libere e autonome hanno sposato questo programma ambizioso, bensì serio.
I dati economici sono impietosi per la Campania che tra le sette regioni meridionali si attesta al terzultimo posto. C'è una difficoltà strutturale del Mezzogiorno che da queste parti raggiunge l'acme, con una vitalità economica del sistema produttivo praticamente nulla. Ma c'è un altro dato che irrobustisce il nostro manifesto programmatico: i residenti pagano le aliquote massime di Irpef, Irap e un'accisa sulla benzina per il debito accumulato dalla Regione Campania nella sanità. In Basilicata ciò non accadrebbe e in termini di crescita, con l'ingresso di noi "lucani di fuori", potrebbe incrementare il già cospicuo prodotto interno lordo. Secondo il rapporto Svimez 2007, la regione agognata tira anche sul fronte delle esportazioni, registrando picchi particolarmente positivi nel 2006. Ma c'è un altro dato incontrovertibile: la fuga dalla Campania quantificata nella emigrazione di giovani scolarizzati (titolo di studio medio-alto) fa crollare la possibilità di sviluppo dell'area. Mentre in Basilicata anche l'occupazione segnala un incremento del 2 per cento con un pil procapite pari al 2,3%.
È bella, inoltre, la fotografia scattata dallo scrittore Giuseppe Liuccio nell'ultima conferenza-dibattito di Sapri, punta di diamante della Grande Lucania; secondo il raffinato intellettuale del Mezzogiorno è proprio dal Golfo di Policastro "che parte la riscossa non nel segno del ribellismo ma del concreto riformismo e una convergenza di interessi per la reciproca valorizzazione dei servizi a supporto dell'economia spinge quest'area verso un naturale processo di osmosi mare-monti, in un rapporto di continuità con la storia e le radici".
Ma la Basilicata fa gola anche nel settore universitario: per l'anno accademico 2007-2008 più di cento studenti del Cilento e Vallo di Diano hanno scelto l'ateneo lucano.
E mentre la politica è chiamata a rispondere con serietà ad un'istanza sovracomunale avulsa da egoismi e protagonismi velleitari, fioccano le adesioni e la corale partecipazione di cilentani e valdianesi.
Il popolo ma anche gli osservatori apprezzano e condividono la nostra posizione di equidistanza dai partiti. Sì, perché riteniamo che il movimento per l'aggregazione alla Basilicata debba essere trasversale e rappresentare una novità sul piano culturale. Senza sofismi ma attraverso un ragionamento intelligibile vogliamo che il Cilento e il Vallo di Diano non siano più assoggettati alla legislazione della Regione Campania. (Pasquale Scaldaferri - Portavoce Nazionale Grande Lucania)


Pasquale Scaldaferri

Inserito da Golfonetwork sabato 14 maggio 2011 alle 17:59


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Commento di: Utente non registrato - Ip: 79.44.8.xxx - da: Casaletto Spartano. Scritto martedì 24 maggio 2011 alle 15:24
Caro Vito,
noto, leggendo il suo post, che dà fastidio essere sgamati!
Le mie non sono notizie false e tendenziose ma sono supportate da riferimenti bibliografici e cartografici.
Non penso quindi di essere pressapochista o di offendere qualcuno, anzi!
Se poi lei mi dimostra che quello che ho scritto sono falsità (cioè che non fu Federico II nel XIII secolo ma Giuseppe Bonaparte a dividerci dal resto della Lucania , ma vi prego, niente wikipedia!), allora sono disponibile a riconoscere l'errore, alla stessa maniera in cui riconosco adesso che la sua osservazione sul troncamento di "qual è" è sacrosanta e insindacabile.
Nicola

Commento di: Utente non registrato - Ip: 82.53.90.xxx - da: Italia. Scritto lunedì 23 maggio 2011 alle 18:46
Per Nicola:
Lei parla di Wikipedia. Da queste parti si dice: "Il bue chiama cornuto l'asino". Ma se è lei ad aver preso pari pari da wikipedia notizie false e tendenziose. Lungi dal voler fare l'avvocato difensore di Pasquale Scaldaferri (non ne ha bisogno, è un ottimo giornalista, con una lunga storia alle spalle), le vorrei dire di partecipare attivamente ad uno dei dibattiti - e ce ne sono stati tanti - sulla Grande Lucania. Dica davvero cosa ne pensa, anziché abbeverarsi alla fonte del pressappochismo ed insultando mellifluamente chi non la pensa come lei. Stia sul pezzo, insomma!
La Storia (con la S maiuscola) ci dice che siamo lucani, ma il progetto è soprattutto politico, oltre che culturale.
Impari a documentarsi prima di liquidare come falsità quanto detto da persone davvero competenti.
Vito
P.S.: Un'ultima cosa, non meno importante: Qual e' si scrive senza l'apostrofo dopo il pronome. Prima di far prendere aria alla tastiera, le suggerisco una ripassata alla grammatica italiana.

Commento di: Utente non registrato - Ip: 87.22.247xxx - da: Casaletto Spartano. Scritto lunedì 23 maggio 2011 alle 14:27
Ho fatto un giro nel web per capire un po' meglio cosa era questo progetto della Grande Lucania ed ho notato, con notevole disappunto, che l'intero progetto è basato sulla falsità storica della cancellazione della Lucania avvenuta nel 1806. Considerato che lo stesso Pasquale Scaldaferri, autore del presente articolo e portavoce nazionale grande Lucania avalla tale assurda collocazione storica, sarebbe cosa giusta approfondire l'argomento, posizionando le lancette della Storia nei giusti quadranti.
Per Vito: prima di fare il "copia e incolla" da fonti poco attendibili qual'è Wikipedia, sarebbe opportuno verificare quello che si va a copiare.
Nicola

Commento di: Utente non registrato - Ip: 95.247.191.xxx - da: Italia. Scritto venerdì 20 maggio 2011 alle 01:16
:sei grande
)

Commento di: Utente non registrato - Ip: 95.247.191.xxx - da: Italia. Scritto venerdì 20 maggio 2011 alle 01:14
ridando a cesare ciò che è di cesare...la lucania sarà pronta ad accogliere la città della Spigolatrice e,tutti gli altri Comuni perchè fortemente sentono di essere Lucani da 800 anni...complimenti Sig Scaldaferri

Commento di: Utente non registrato - Ip: 79.53.156.xxx - da: Casaletto Spartano. Scritto mercoledì 18 maggio 2011 alle 11:25
Per Vito.
Mi consenta: non penso di dire scrivere cose inesatte, anzi.
Visto che lei mi chiede riferimenti e fonti dalle quali ho tratto le mie notizie, non posso non menzionare il "Dizionario Geografico Ragionato del Regno di Napoli" di Lorenzo Giustiniano del 1797 nel quale, tanto per fare un esempio, al tomo 3°, pag. 204 si legge:"Casaletto, Terra in Provincia di Principato Citeriore, in diocesi di Policastro, distante da Battaglia circa mezzo miglio, 68 da Salerno, 8 da Policastro...". Sempre a supporto del mio post precedente posso citare la bellissima "Carta del Principato Citra" redatta nel 1613 dai geografi Cartaro e Stigliola in cui sono graficamente segnati i confini del Principato Citra e sono riportati i nomi delle Università. E, con giochi tediosi di rimandi e richiami, potrei continuare per molto altro tempo ancora, ma penso sia inutile.
E' invece la sua ricostruzione storiografica, poco dettagliata, a non avere riferimenti e fonti. Le uniche due da lei citate fanno riferimento all'"unitarietà culturale tra le popolazioni del Cilento e della Basilicata". Parole che, in fondo, non fanno che confermare quanto da me scritto: trattano di "unitarietà culturale" ma non politica; parlano inoltre di popolazioni (due) separate, Cilento e Basilicata (e la Lucania che fine ha fatto?).
Quindi, ribadisco, malgrado lei, non meno di me, si senta più lucano (abitante di una regione che non esiste più dal medioevo) che salernitano, che le piaccia o no, lei, come me, è "politicamente" salernitano da quasi 800 anni.

Nicola

Commento di: Utente non registrato - Ip: 82.61.44.xxx - da: Sapri. Scritto mercoledì 18 maggio 2011 alle 01:16
Per Nicola
Mi permetta: è lei a dire cose totalmente inesatte.
Rapido excursus.
In epoca romana, la regione chiamata Lucania era molto più grande dell'odierna Basilicata: i suoi confini occidentali erano determinati a nord dal fiume Sele e a sud dal Lao.
La prima divisione avvenne nel periodo bizantino: la Lucania fu divisa in due zone, quella orientale detta Basilicata e quella occidentale detta Cilento, nome poi modificato per un certo periodo in «Principato». Giuseppe Antonini e lo storico Giacomo Racioppi, rispettivamente nel XVIII e nel XIX secolo (lei nel suo commento, caro Nicola, non ha neanche la previdenza di citare una fonte) notarono l'unitarietà culturale tra le popolazioni del Cilento e della Basilicata. Solo nel 1806, in seguito alla ripartizione territoriale voluta da Giuseppe Bonaparte, il Cilento e il Vallo di Diano furono separati definitivamente dalla giurisdizione di Potenza. Tuttavia il confine, molto labile, tra Basilicata e Cilento era evidente ancora nel 1983, quando la pretura di Sapri (in provincia di Salerno) era sotto la giurisdizione del tribunale di Lagonegro (in provincia di Potenza), e quindi sotto la corte d'appello del capoluogo lucano.
Inoltre va sottolineato che i dialetti cilentani fanno parte della famiglia dei dialetti lucani e non di quelli campani.
Che le piaccia o no, siamo salernitani e campani solo AMMINISTRATIVAMENTE. Ma il Cilento e il Vallo di Diano sono LUCANI da sempre.
Vito

Commento di: Utente non registrato - Ip: 87.22.247xxx - da: Casaletto Spartano. Scritto martedì 17 maggio 2011 alle 08:25
Per Vito.
Non fu Giuseppe Bonaparte a "cancellare la Lucania e con essa l'identità geopolitica". Questo avvenne nel XIII secolo, nel periodo di dominazione sveva. La Lucania, ente geopolitico plurisecolare nato nel periodo di dominazione romana, fu smembrata: il Cilento e il Vallo di Diano furono inglobati nel Principato Citra (che corrisponde all'attuale provincia di Salerno) mentre il resto della Lucania passò al principato di Basilicata (che corrisponde all'attuale regione Basilicata). Quindi la Lucania, nella sua forma di ente geopolitico, non esiste da quasi 800 anni e non, come afferma erroneamente Scaldaferri, da 200 anni. Avrebbe dunque potuto Giuseppe Bonaparte cancellare una cosa che non esisteva più da 600 anni?
Giuseppe Bonaparte nel 1806 semplicemente trasformò il "Giustizierato di Basilicata" (di cui noi non facevamo parte da secoli) in "Provincia di Basilicata" (di cui noi non abbiamo mai fatto parte).
In conclusione, che ci piaccia o no, anche se ci sentiamo ancora fortemente lucani, noi siamo salernitani da ottocento anni.
Nicola

Commento di: Utente non registrato - Ip: 79.49.152.xxx - da: Sapri. Scritto lunedì 16 maggio 2011 alle 19:29
Per Nicola da Casaletto Spartano.
Perché Pasquale Scaldaferri si sarebbe dovuto documentare? Su Giuseppe Bonaparte ha detto la sacrosanta verità
Vito

Commento di: Utente non registrato - Ip: 87.22.247xxx - da: Casaletto Spartano. Scritto lunedì 16 maggio 2011 alle 11:52
Giuseppe Bonaparte cancellò la Lucania?
Ma prima di scrivere un articolo non sarebbe opportuno documentarsi?

Nicola

Commento di: Utente non registrato - Ip: 79.0.26.xxx - da: Sapri. Scritto sabato 14 maggio 2011 alle 19:53
Reddite quae sunt Caesaris Caesari et
quae sunt Dei Deo (Date a Cesare quello
che è di Cesare e a Dio quello che è di
Dio).
Il giornalista dott. Pasquale Scaldaferri, con la sua news, ha
reso un grande servizio alla Città
della Spigolatrice e a tutti gli
altri Comuni interessati alla
"Grande Lucania".
Le sue esternazioni andrebbero veicolate, per farle conoscere alla
gente.
L'iniziativa, secondo me, la dovrebbero
prendere gli operatori economici.
Essi, infatti, sarebbero i primi a
beneficiarsi dei frutti della grande
svolta.
Gli Amministratori e i politici, che avrebbero altri sbocchi per migliori affermazioni, se ne stanno alla finestra a guardare.
Perchè ?
A prescindere, poi, dai sicuri
benefici, bisogna ridare a Cesare
quel che è di Cesare.
Cordialità.
prof. Nicola Pisani




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