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Riceviamo e pubblichiamo da Enzo Pezzati (Pierlibero)

MESSAGGIO di ENZO PEZZATI (PIERLIBERO) a GIOVANNI PAOLO II
nel giorno della Sua elezione al Soglio Pontificio

Qualcuno ricorda gli affanni del Mondo cattolico all'indomani della scomparsa di Papa Pacelli. Era terminata da poco la guerra civile spagnola, costata un milione di morti, e il Pontefice aveva inviato al generale Franco un messaggio di felicitazioni per la vittoria del Cristianesimo. Poi aveva inizio la seconda guerra mondiale: il nazismo (non il fascismo)  inaugurò ad Auschwitz lo sterminio più disumano della Storia. (quello bisecolare della Controriforma cattolica era passato nell'oblìo).
A Papa Pacelli, durante le vergogne di Auschwitz, si rimproverarono troppi silenzi: e a quei silenzi si accolleranno molti  dubbi per la Sua beatificazione. Alla scomparsa di Pacelli io fui uno tra i non molti italiani che si augurarono un Papa straniero: le ragioni addotte, allora,  da Giovanni Spadolini, grande storico, in favore dell'elezione d'un papa italiano, mi parevano futili e di stampo vetero cattolico.

Da laico e non credente, il  senso storico m'indusse a inviare, dalle pagine de I CORSIVI, il messaggio che riproduco:
QUIDAM DE POPULO a GIOVANNI PAOLO SECONDO

Caro Giovanni Paolo II, non siamo Fratelli In Cristo ma siamo certamente Fratelli in Umanità.
La sera del 16 ottobre 1978, quando Ti affacciasti alla Loggia centrale della Basilica Vaticana, il Tuo volto mi parve quello di uno dei mille e  mille  Tuoi concittadini incontrati nei Lager di Gernania , dove erano affluiti,  dopo essere stati travolti sui campi battaglia polacchi dalle armate hitleriane, e aggrediti alle spalle, senza combattere, dalle armate staliniane.
Prigioniero in Patria  durante la guerra e nei decenni successivi combattente risoluto  contro l'imposta sovietizzazione, ora Tu sei assurto al Sommo Pontificato, accendendo negli uomini liberi la speranza che la Chiesa sia, e appaia davvero, prima universale e poi romana.   
Caro Giovanni Paolo II, in un'Italia dove salì sul Rogo Gerolamo Savonarola e fu costretto all'umiliazione dell'Abiura Galileo Galilei, Tu dimostrerai la Tua grandezza se indurrai i Cattolici a vivere la loro fede godendo di tutti i diritti civili, senz'ombra delle maledizioni del Sillabo. 
Un Fratello in Umanità Ti saluta con la speranza che farai Tuo  il suo monito cordiale Si liceat Cave Curiam. (ENZO PEZZATI - Pierlibero)

Inserito da Golfonetwork martedì 17 maggio 2011 alle 17:07


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Commento di: Utente non registrato - Ip: 79.0.26.xxx - da: Sapri. Scritto mercoledì 18 maggio 2011 alle 11:11
Fratelli in umanità.
La news di Pierlibero mi ha riportato alla mente, tra gli altri: Manzoni,
Metastasio.
Se Dio veder tu vuoi,
....................,
cercalo nel tuo petto,
lo troverai con te.
Essere fratelli in umanità,
ritengo significhi essere
fratelli in Cristo.
L'umanità, infatti, è anche
amore per il prossimo, ossia
l'insegnamento di Cristo.
Cordialità.
prof. Nicola Pisani



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