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Castellabate: processo a Gioacchino Murat

Cilento da amare, ma non solo per le incomparabili bellezze paesaggistiche, le acque iridescenti, il senso d'accoglienza e d'ospitalità dei residenti. In questo angolo ancora incontaminato e preservato -ad onta di palazzinari spacciati per benefattori- da insidie e pericolose infiltrazioni, la cultura rappresenta un'offerta di qualità per chi vuole ritemprarsi e rincorre orizzonti di serenità.
A Castellabate, l'Associazione Identità Mediterranea, sapientemente diretta e ispirata dall'intellettuale Carla Maurano  e da  Nicoletta Carrano ha elaborato un succulento cartellone convocando i migliori esperti del diritto e proponendo efficacemente I processi alla Storia.
Nel salotto-bomboniera di piazza Perrotti, si parte  con il processo a Gioacchino Murat, marito di una sorella di Napoleone Bonaparte, nominato nel 1808 Re di Napoli. Nel 1811 Murat fece visita e soggiornò a Castellabate. Ma è per le  imprese successive che Gioacchino è passato alla storia: in particolare per il suo proclama di Rimini, ritenuto primo manifesto dell'indipendenza italiana. La cosa fece molto arrabbiare i francesi regnanti in tutte le corti d'Europa,  che giurarono vendetta. E infatti, il 13 ottobre del 1815, nel Castello di Pizzo Calabro, dove era sbarcato sospinto e costretto da una furiosa  tempesta, Gioacchino Murat, per ordine del re borbone Ferdinando IV, venne processato, condannato a morte e a 48 anni fucilato.
Il quesito sottoposto all'attenzione dei giuristi è stuzzicante: ma Gioacchino Murat, cognato di Napoleone e re di Napoli, fu un ambizioso temerario che osò sfidare il potente cognato e le altre teste regnanti pur di diventare  lui unico ed esclusivo Re d'Italia, o un patriota realmente anticipatore convinto degli ideali  della parte risorgimentale migliore degli italiani?  A presiedere il tribunale il professor Giuseppe Tesauro, giudice della Corte Costituzionale, affiancato da Francesco Rossi, Rettore della seconda Università di Napoli; pubblico ministero accusatore Alfonso Conte, docente di Storia del Mezzogiorno all'Università di Salerno; difensore Franco Maldonato, avvocato penalista. Dall'intervento della pubblica accusa è emerso che l'imputato Gioacchino Murat era divorato da ambizioni vivissime, sete di potere perseguito a prezzo di voltafaccia e tradimenti. Mentre dall'arringa appassionata della difesa è emersa una figura di benefattore generoso, un patriota innamorato del popolo meridionale e dei suoi ideali di riscatto e  redenzione.
Il tribunale, accogliendo le conclusioni del difensore Franco Maldonato e recependo il responso della giuria popolare, autorevolmente coordinata dal primo Pm d'Italia, Vitaliano Esposito, procuratore generale presso la suprema corte di Cassazione, ha assolto con formula piena il re di Napoli.
Il Cilento ha voluto rievocare il bicentenario del soggiorno di Murat in una stanza del Castello. Onore all'Associazione Identità Mediterranea che ha voluto e saputo così bene coniugare le commemorazioni storiche con la valorizzazione della bellezza dei luoghi, rafforzando l'immagine e il prestigio storico-culturale di Castellabate.


Il presidente del tribunale


L'avvocato difensore

Inserito da Golfonetwork lunedì 8 agosto 2011 alle 18:13


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