Questo bellississimo canto non poteva essere recitato meglio. Ritmo veloce negli interrogativi che si insinuano, senza concedere pace, nell'animo di chi vede la vita come un penoso mistero, tutto da scoprire. Ma le domande sono rivolte anche alla luna: uno sguardo verso l'alto a quella "giovinetta immortale", "silenziosa". Il tono dell'artista si fa lievemente più pacato, rivolgendosi a lei, forse perché, non essendo mortale, non comprende la smania di capire dell'uomo che altro non é che un pastore che stentiamo a seguire nel suo cammino veloce, fino al riposo della sera. L'artista prosegue, quasi si carica di energia nella sua mente e nel suo cuore, quando prende in considerazione la vita di ogni essere umano dalla nascita a quell'abisso si avverte la geminatio della labiale -orrido- l'ultima vocale si allunga leggermente -dove tutto oblia- ancora una geminatio nel verbo. Si riprende con quella velocitá dei perché disperati: la luna intende o non si fa carico di queste domande? E un'ipotesi: se si avessero altre possibilitá da poter arrivare sulle nuni o camminare altrove, si sarebbe più felici? Non si proverebbe tedio? La conclusione é negativa. Il tono ci fa percepire il dramma di "quel dì natale", premessa di una esistenza infelice, appesantita da quella "solitudine immensa" e tanto dolorosa. Bravissimo l'artista. (Franca Ruggeri)
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