Ho conosciuto per caso il regista calabrese Maurizio Paparazzo (nella foto) a Soverato, la sua città, verso la quale è forte il suo senso di appartenenza. Il suo curriculum, che si caratterizza, dal 1980 ad oggi, per le collaborazioni come produttore, regista e sceneggiatore di documentari, originali televisivi e cortometraggi, ha un fiore all'occhiello che si chiama "My land", la mia terra, primo Premio al Festival del Cinema turistico di Lecce (2010), come miglior film fuori concorso, inserito nel portale di cinemaitaliano.info. Maurizio, tra il 1982 ed il 2000, si stabilisce a Roma, dove diviene ispettore e direttore di produzione, aiuto regista e regista, lavorando in 15 tra film e serie televisive per Rai e Mediaset. Nel 2001, decide di tornare nella sua bella ed amata Calabria per un "Progetto Calabria", articolato nella produzione e la regia di cinque film, interamente ambientati nella sua regione. Paparazzo, laureatosi con lode, nel 1980, presso l'Università di Bologna con una tesi su "La recita di Thodoros Anghelopulos", è stato docente di regia cinematografica e cura una rassegna teatrale culturale per il Teatro Comunale di Soverato. "Con i miei film -mi confida- ho privilegiato gente che non vuole emigrare, che torna e si ostina a vivere fino in fondo il proprio destino, il proprio legame, la propria individuale lotta quotidiana!". Da come si esprime, Paparazzo dà l'impressione d'aver vissuto il cinema con passione e serietà, con un amore illimitato per la sua regione, la sua terra, in genere associata alla "'ndrangheta", a rituali arcaici, a credenze ancestrali. Ed ha raccontato questo legame con uno sguardo diverso alla disoccupazione cronica e alla mancanza di futuro.(Tonino Luppino) 
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