| Salerno: infiltrazioni in appalti pubblici, operazione della D.I.A. |
| Salerno- Operazione anticamorra della Direzione Investigativa Antimafia di Salerno. Sono in corso di esecuzione un ordine di arresto e il sequestro preventivo di cinque societa' operanti nell'edilizia, emessi dal Tribunale di Salerno su richiesta della Procura della Repubblica contro il pericolo di infiltrazione sui pubblici appalti. Sequestrati un impianto di produzione di calcestruzzo e quattro societa' di scavo e movimento terra del valore di due milioni di euro, che avevano eseguito i lavori in sub appalto a Salerno e Nocera Inferiore per oltre 850.000 euro. In particolare, e' emerso che dopo l'emissione dell'interdittiva antimafia nel 2006 a carico della Torretta Cave snc corrente a S.Egidio Montalbino e a Pagani, la stessa continuasse, di fatto, a lavorare nel settore dei pubblici appalti attraverso la Marsal srl del figlio Salvatore Marazzo 32 anni e la Gepa di Franco Marazzo, corrente a Pagani, ditte fittiziamente intestate a famigliari di Francesco Marrazzo e pur sempre a quest'ultimo riconducibili. Sottoposte a un provvedimento interdittivo antimafia anche queste due ultime societa' da parte del Prefetto di Salerno nel dicembre 2010 e , quindi, revocate dal Comune di Salerno le autorizzazioni rilasciate per lavori in sub appalto nel cantiere di Piazza della Liberta', la schermatura si protraeva ulteriormente attraverso l'utilizzo della Ena costruzioni srl con sede in Poggiomarino (Napoli) e la Coge ditta individuale di Pagani. Il tutto finalizzato a mantenere i sub appalti ottenuti dalla Esa costruzioni spa sul cantiere della citata piazza di Salerno e nel Comune di Nocera Inferiore. Cio' avrebbe garantito, in ogni caso, anche la fornitura del calcestruzzo attraverso un'ulteriore societa' di famiglia ossia la Calcestruzzi Torretta srl di Pagani. In sintesi Francesco Marrazzo, gia' indagato per reati di camorra e il figlio Salvatore Marazzo, attraverso famigliari e personaggi di fiducia, dall'anno 2006 hanno continuato a gestire lavori in sub appalto, ottenendo commesse per lavori pari almeno a 850.000 euro, eludendo le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniale e continuando cosi' a percepire i profitti delle imprese di famiglia nonche' salvaguardando il proprio patrimonio. Nei confronti del principale artefice dell'interposizione fittizia e delle cinque citate societa' schermo coinvolte, il cui patrimonio si aggira intorno ai due milioni di euro, sono state applicate misure cautelari personali e reali contestualmente eseguite in provincia di Salerno e Napoli dal personale della Dia gia' impegnato nelle indagini. (Adnkronos) |
Inserito da Golfonetwork martedì 15 gennaio 2013 alle 13:04
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